Entro il 26 ottobre il procuratore aggiunto Guido Pani dovrà chiudere le indagini sulla morte di Manuela Murgia, la sedicenne cagliaritana trovata senza vita nel canyon di Tuvixeddu nel febbraio del 1995. Il termine l’ha già fissato qualche mese fa il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Cagliari, Giorgio Altieri, che ha respinto la richiesta della Procura di proroga, chiarendo che – salvo colpi di scena che al momento non sono prevedibili – gli elementi emersi sino a ora non consentono di proseguire gli accertamenti sull’ex fidanzato della giovane, Enrico Astero.
Unico indagato
Una decisione che ha ristretto ulteriormente gli spazi d’inchiesta nei confronti del parrucchiere, difeso dall’avvocato Marco Fausto Piras, che in questi 31 anni è stato indagato varie volte senza che fossero mai emersi elementi concreti a suo carico. La prima volta è stato iscritto nel registro degli indagati subito dopo il rinvenimento del corpo della ragazzina nel canyon di Tuvixeddu, poi 14 anni dopo alla prima riapertura del fascicolo e, infine, a gennaio dello scorso anno, quando gli accertamenti sull’ipotesi di omicidio volontario sono stati nuovamente riaperti. Sino a oggi la sua posizione è sempre stata archiviata.
A partire dal 26 ottobre, dunque, il pm Pani avrà dieci giorni per decidere se chiedere l’archiviazione o esercitare l’azione penale, sollecitando al gip la fissazione dell’udienza e formalizzando le contestazioni. Determinante, nella decisione di non concedere ulteriori proroghe, l’esito dell’incidente probatorio davati al giudice Altieri nel quale sono stati esaminati, con le moderne tecniche scientifiche, i reperti conservati dal 1995. Dagli accertamenti non è emerso alcun elemento capace di collegare Astero alla morte della sedicenne. Le analisi dei Ris hanno infatti escluso che le tracce biologiche individuate sugli indumenti della vittima siano riconducibili all’ex fidanzato. In particolare, non appartiene ad Astero il profilo genetico maschile ricavato da un capello rinvenuto tra i reperti conservati insieme agli stivaletti di Manuela. Resta invece aperto il nodo della dinamica della morte.
Le ipotesi
I consulenti della famiglia, il medico legale Roberto Demontis e l’ingegner Stefano Ferrigno, hanno sostenuto che le caratteristiche delle lesioni non sarebbero compatibili con una precipitazione dalla gola di Tuvixeddu e, dunque, con il suicidio ipotizzato nelle prime indagini dopo la consulenza degli esperti della Porcura, Francesco Paribello e Giuseppe Santa Cruz. Proprio le nuove valutazioni medico-legali avevano contribuito alla riapertura del fascicolo, consentendo di tornare a indagare con l’ipotesi di omicidio. Dopo l’autopsia era stata anche esclusa la violenza sessuale, fatto che potrebbe anche influire sulla possibilità di tenere aperte le indagini. La questione è decisiva anche dal punto di vista giuridico: senza l’aggravante collegata alla violenza sessuale, infatti, il delitto contestabile non sarebbe punibile con l’ergastolo e sarebbe ormai prescritto. Secondo il provvedimento del Gip, senza aggravante, la prescrizione sarebbe maturata il 4 febbraio 2015. Viene quindi meno proprio uno dei presupposti sui quali era stata costruita la nuova indagine. La famiglia Murgia, assistita dagli avvocati Giulia Lai, Bachisio Mele e Maria Filomena Marras, non considera però esauriti gli accertamenti, visto che comunque non è stato dato un nome al profilo genetico trovato. Nelle prossime ore potrebbe arrivare in Procura l’esito delle indagini effettuate dalla Squadra Mobile, a quel punto il pm Pani potrà decidere se formulare una contestazione o chidere l’archiviazione.
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