Nazionale.

Maldini-Malagò, lo scontro continua 

Polemica sull’annuncio di Diana Bianchedi capo delegazione della squadra di Mancini 

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La Nazionale di calcio continua a far notizia fuori dal rettangolo di gioco. Da un lato, il confronto a distanza tra Paolo Maldini e Giovanni Malagò non solo non si placa, ma fotografa la frattura tra i due protagonisti della vicenda e le differenti visioni sul nuovo progetto tecnico della Nazionale. Da una parte l’ex capitano azzurro, che al Corriere della Sera ieri ha parlato di fiducia tradita e rispetto dei ruoli; dall’altra il presidente della Figc, che sulla Gazzetta dello Sport (sempre casa Rcs) ha difeso le proprie decisioni. La ciliegina sulla torta, poi, è la nomina di Diana Bianchedi, olimpionica nel fioretto femminile a Barcellona 1992 e Sidney 2000 e vice presidente del Coni, a capo delegazione della Nazionale di calcio guidata da Roberto Mancini. Un annuncio, fatto ieri da Malagò, che ha sollevato un altro polverone di polemiche sull’opportunità di questa nomina.

Lo scontro

Il confronto a distanza tra Maldini e Malagò parte dagli accordi iniziali. Quando il presidente della Figc propose a Paolo Maldini di guidare l’area tecnica federale, affiancato da Leonardo, la scelta del commissario tecnico sarebbe spettata a loro, con l’avallo del presidente. L’obiettivo non era soltanto trovare un allenatore, ma rifondare il calcio italiano con un progetto di otto-dieci anni: più tecnica, coraggio offensivo e continuità tra le giovanili e la squadra maggiore. I primi nomi furono Andrea Pirlo, Daniele De Rossi e Fabio Grosso. I vincoli sugli allenatori sotto contratto in Serie A ridussero le possibilità, mentre il tentativo più ambizioso portò Maldini e Leonardo a Barcellona da Pep Guardiola. Secondo Maldini, il catalano fu molto tentato, ragionò sulle formazioni e non pose ostacoli economici; alla fine rinunciò perché stanco dopo dieci anni di Premier.

Il punto di rottura arrivò con Pirlo. Maldini sostiene che la collaborazione dell’allenatore con una società russa di scommesse sia stata usata come pretesto per accantonarlo. Soprattutto, racconta che Malagò avrebbe capovolto l’intesa: non più il presidente chiamato ad approvare la scelta dell’area tecnica, ma Maldini e Leonardo tenuti ad avallare la sua. Una modifica ritenuta incompatibile con le responsabilità ricevute e culminata nelle dimissioni prima dell’inizio del contratto.

La replica

Malagò offre una lettura diversa. Assicura che per Pirlo fosse tutto pronto, ma che il legame con il sito russo gli abbia imposto una valutazione istituzionale. Dice di non averci dormito e resta convinto di avere adottato la soluzione più opportuna, affermando di non aver scelto Mancini per amicizia. Riconduce le dimissioni alla «linearità di comportamento» di Maldini e Leonardo. Non smentisce però il cambiamento delle competenze denunciato dall’ex capitano.

Il caso Bianchedi

Nella stessa intervista Malagò ha annunciato Diana Bianchedi come capo delegazione della Nazionale guidata da Roberto Mancini, con Claudio Ranieri direttore tecnico. Due volte campionessa olimpica nel fioretto a squadre e vicepresidente vicaria del Coni, Bianchedi è la prima donna nell’incarico. Per Malagò, la nomina deve riavvicinare il calcio al resto dello sport italiano, evitando che venga percepito come una realtà separata. La scelta ha però aperto subito un altro fronte. Il Coni ha avviato verifiche su eventuali profili di opportunità, inconferibilità o incompatibilità tra la vicepresidenza dell’ente e il ruolo federale; la Figc sostiene che non esista alcun conflitto. Anche questa nomina aumenta così la tensione che si vive oggi nel mondo sportivo.

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