Sotto le auto, gli autobus e i filobus che ogni giorno attraversano piazza d’Armi si apre una rete di cavità scavate dall’uomo, frutto delle antiche attività estrattive condotte con il metodo “a camere e pilastri”. Oltre 400 metri quadrati di vuoti, articolati in due grandi camere tra via Is Mirrionis e via Marengo, conosciute come “Il Crollo”, nome legato ai cedimenti che l’hanno interessata a partire dagli anni Novanta. La più profonda, la camera B, arriva a circa sette metri sotto il piano stradale ed è considerata la zona più delicata dell’area. Il quadro emerso dagli studi più recenti parla di un «equilibrio geostatico precario», potenzialmente sensibile a sovraccarichi, vibrazioni e infiltrazioni d’acqua. E proprio l’acqua rappresenta uno dei principali elementi di attenzione: l’umidità può ridurre la rigidezza del terreno e aumentare il peso dell’ammasso che grava sulla, sottile, calotta delle cavità. E per la messa in sicurezza il Comune aveva già bandito una gara per un intervento che prevedeva l’iniezione nel sottosuolo di materiali speciali, tra cui argilla espansa, attraverso appositi fori. Ma il progetto non andò in porto.
Resta ora da chiarire se, dopo la fase di sperimentazione, si tornerà a parlare di iniezioni e riempimenti della cavità.
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