Quando il mercato smonta e il brusio delle contrattazioni si spegne, in fondo al piazzale resta ancora un bel movimento. È qui, accanto all’isola ecologica presidiata dagli operatori del servizio di raccolta, che prende vita l’ultimo passaggio della filiera del riuso: gli abiti rimasti invenduti non finiscono subito negli autocompattatori, ma vengono donati gratuitamente a chi è disposto a riconoscerne ancora il valore.
Attorno ai sacchi aperti si raccolgono soprattutto donne, molte delle quali straniere. Lo spazio si riempie rapidamente, le persone si avvicinano una accanto all’altra, frugano con attenzione, ogni tanto due mani si fermano sullo stesso capo, e con qualche segno di impazienza la ricerca continua. Così ciò che per qualcuno è scarto torna a essere una possibilità. Non tutti i commercianti però vedono di buon occhio questa pratica. «A volte c’è chi teme che possa andare contro i propri interessi – spiega Marco Medda, presidente provinciale di Confesercenti – ma per noi questo rappresenta l’ultimo anello della catena del riciclo».
Una scelta che ha un valore ambientale ma anche sociale: ridurre la quantità di rifiuti, alleggerire il carico delle discariche e, allo stesso tempo, offrire un aiuto concreto a chi ne ha bisogno. Anche nel mercato dell’usato, dove tutto sembra avere già una seconda vita, esiste dunque un’ulteriore possibilità.
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