L’assessora Manca: «Nessuna chiusura, faremo scelte responsabili». Il centrodestra: «La maggioranza penalizza l’Isola»

L’ultimatum di Ryanair: «Pronti a lasciare» 

La compagnia «delusa dalla Regione» per il mancato taglio delle tasse sui diritti d’imbarco 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Mai i toni di Ryanair erano stati così ruvidi. Mai la sfida alla Regione tanto plateale. «La Sardegna rifiuta due milioni di posti a tariffe basse», hanno scritto ieri dalla low cost irlandese, ricordando i nuovi piani per l’Isola, nel caso in cui la parte pubblica si facesse carico dell’addizionale comunale sui diritti d’imbarco. Ovvero, quei 6,5 euro a passeggero che si pagano in partenza dagli aeroporti di Cagliari, Olbia e Alghero. Replica l’assessora ai Trasporti, Barbara Manca: «Nessuna chiusura da parte nostra, ma serve una scelta responsabile nell’interesse dei sardi».

Lo scontro

È da almeno un anno che Ryanair insiste. La tassa d’imbarco è un balzello nazionale, in vigore in tutti gli scali d’Italia dal 2004: alla compagnia riduce i margini di guadagno, specie sui biglietti con fascia di prezzo più bassa, visto che i 6,5 euro vanno versati allo Stato, anziché restare in cassa. Da qui la richiesta di una sforbiciata. Per Ryanair è sceso in campo il direttore commerciale. «Siamo delusi – ha fatto sapere Jason McGuinness – dalla decisione miope della Regione Sardegna di respingere la sensata proposta di abolire l’addizionale municipale regressiva». Per il top manager, il balzello «è imposto ingiustamente e rende i viaggi da e verso l’Isola molto meno accessibili». Il rischio è che la Sardegna «perda l’attuale capacità» di traffico «a favore di mercati più competitivi». Tradotto: la compagnia è pronta a fare i bagagli.

Il voto in Aula

La possibile copertura della tassa d’imbarco da parte della Regione era all’esame del Consiglio la scorsa settimana. Nella seduta del 19 sera la maggioranza aveva preso tempo, per poi bocciare la mozione presentata da Paolo Truzzu la mattina dopo. Il capogruppo di FdI proponeva un intervento su dodici mesi, per un costo tra i 32 e 35 milioni. «Ma la Sardegna ne incasserebbe 45 – aveva detto Truzzu – dalla sola Iva dei 500mila nuovi turisti stranieri». Nel Campo largo, è Orizzonte Comune a volere l’intervento pubblico sulla tassa d’imbarco, ma in bassa stagione, a gennaio, febbraio, marzo, novembre e dicembre, per un costo di 14 milioni tra quel che manca del 2026 e il 2027. Il gruppo civico stava per votare la mozione Truzzu, poi il passo indietro, a cui però non è seguito alcun accordo concreto in maggioranza. Dice ancora Manca: «Sono al vaglio le formule più efficaci per intervenire dove maggiore è il bisogno di sostegno alla mobilità aerea». L’assessora fa anche notare «l'inerzia del Governo», sebbene la Sardegna «non possa permettersi di attendere passivamente eventuali decisioni da Roma».

Operatività e reazioni

Con la tassa a zero, Ryanair trasferirebbe nell’Isola «quattro nuovi Boeing, un investimento da 400 milioni di dollari» per portare «due milioni di passeggeri in più». L’apertura della base ad Alghero vale la promessa di «oltre 900 nuovi posti di lavoro». C’è anche una provocazione nelle parole di McGuinness: «La Regione smetta di sprecare tempo e denaro su rotte in Continuità territoriale inaffidabili». Quindi l’esaltazione delle regioni che la tassa d’imbarco se la sono caricata sulle spalle. «In Abruzzo, Calabria, Friuli, Sicilia ed Emilia Romagna – ha fatto notare il manager –, abbiamo generato una crescita trasformativa, con più aeromobili e rotte, per un turismo tutto l’anno».

Le reazioni

Ryanair ha un potere contrattuale enorme. La flotta supera i 600 aeromobili e altri trecento se ne aggiungeranno nei prossimi dieci anni. È la prima compagnia in Italia con oltre 65 milioni di passeggeri trasportati (Ita airways, la seconda, non arriva a 18). Gli irlandesi invitano comunque la Regione al ripensamento e lo stesso fa Truzzu: «Bisogna scongiurare il disastro annunciato della fuga di Ryanair dall’Isola, diversamente la presidente Todde e l’assessora Manca se ne assumeranno le responsabilità». Scenario preoccupante anche per Stefano Schirru, consigliere di Alleanza Sardegna: «Non possiamo rischiare di perdere competitività in un mercato turistico sempre più selettivo. Ignorare le rotte low cost sarebbe un errore strategico». Il gruppo di Forza Italia tuona: «Mentre gli altri volano, la Sardegna resta ferma».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

Accedi agli articoli premium

Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?
Sottoscrivi
Sottoscrivi

COMMENTI