Settemila abitanti finora senza assistenza primaria, in tanti non si curano

Asl e servizi sociali, una rete per la periferia  

Cagliari: a Sant’Elia nasce l’ambulatorio di prossimità 

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Chi ha smesso di curarsi perché non sapeva a chi rivolgersi. Chi ha rinunciato a un farmaco, a una visita, perché la burocrazia sembrava un muro. È per loro - i “persi” dal sistema sanitario, come li chiama il direttore della Asl di Cagliari Aldo Atzori - che ieri ha aperto a Sant’Elia l’ambulatorio di prossimità.

Il quartiere

Settemila abitanti, zero medici di base, nessun pediatra di libera scelta. Per anni il quartiere ha convissuto con questa anomalia silenziosa. Da ieri qualcosa è cambiato. Nell’ambulatorio un team di medici e infermieri prende in carico la persona e la aiuta a costruire una risposta ai suoi problemi.

«La presa in carico è leggera», spiega Atzori. «Vogliamo avvicinare alla sanità chi rischia di restare fuori, ridurre le distanze, ricreare una rete».

Le attività

Le attività partiranno concretamente l’8 giugno. Nel calendario sono previste una giornata dedicata alla vulnerabilità pediatrica, uno sportello di psicologia di base - ascolto e orientamento - e si punta ad attivare anche un ambulatorio infermieristico. A coordinarsi, sotto lo stesso tetto, i servizi sanitari della Asl e quelli sociali del Comune: un calendario condiviso, presenze incrociate, un modello che l’assessora alle Politiche sociali Anna Puddu dice esportabile a livello regionale. «È un tipo di struttura che può essere replicata anche in città tenendo conto dell'eterogeneità dei diversi quartieri».

Dietro l’apertura c’è un programma nazionale - il Pnes, finanziato con fondi europei di coesione - che coinvolge trentotto Asl nelle cinque regioni del Sud e nelle isole.

Per la Asl di Cagliari sono stati destinati tre milioni e ottocentomila euro, già resi operativi in prestazioni, acquisto di farmaci e protesi odontoiatriche. «È il primo programma europeo dedicato interamente alla salute», ricorda Marco Maccari dell’Istituto Nazionale per la Promozione della Salute delle Popolazioni Migranti, ente vigilato dal Ministero della Salute che coordina il progetto sul territorio. La referente locale Paola Pirastru precisa che l’obiettivo è coprire l’ottanta per cento della popolazione dell’Asl cagliaritana con più punti nell’area metropolitana, e che il programma si concluderà nel 2029.

Il modello

Sant’Elia non è stata scelta a caso. «Si richiede presenza qui», dice Atzori senza giri di parole. Un quartiere periferico, con sacche di povertà consolidate, dove la distanza dalle istituzioni non è solo geografica.

Anche la Chiesa locale guarda all’apertura con soddisfazione: il vice parroco ha parlato di «segno concreto di attenzione al territorio e cura per i più vulnerabili». Francesca Piras, direttrice generale delle Politiche sociali della Regione, ha sottolineato la quota destinata alla salute mentale: «Mi auguro che questo diventi un servizio importante per la vita delle persone».

Il modello, assicurano Comune e Asl, è destinato ad allargarsi. L’amministrazione comunale sta già lavorando su immobili chiusi da restituire alla città. Spazi da rianimare, come dice Puddu, «attraverso servizi che rispondono ai bisogni dei cittadini». A Sant’Elia si comincia.

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