Mettere le mani sulle attività più redditizie dell’economia algherese, acquisire e controllare aziende con risorse finanziarie di “dubbia provenienza”. Alghero, la conferma arriva da fonti investigative qualificate, è da tempo uno degli oggetti del desiderio per la rete di investitori, interfaccia della criminalità organizzata (in prima fila la camorra). Le indagini sul raid incendiario di ieri sono in corso e non è possibile fare alcuna anticipazione ma è certo che l’episodio deve essere inserito in un contesto e in un tessuto dal quale arrivano segnali allarmanti. Il procuratore generale Luigi Patronaggio ha attivato protocolli che vedono coinvolte Dda di Cagliari, Procura di Sassari e Prefettura, l’obiettivo è un’attività informativa finalizzata alla prevenzione.
In silenzio
Dalle indagini, condotte dalla Dda di Cagliari e da altre Dda della Penisola, emerge l’attenzione degli investitori legati alle cosche per i poli turistici di Alghero e OIbia. Nella città catalana l’obiettivo di massima dell’interfaccia finanziaria dei clan sono le rendite garantite dagli immobili e da attività commerciali e turistiche ben avviate. Le operazioni avvengono sull’esistente e attività come quelle dell’autonoleggio attirano i professionisti incaricati di far fruttare le risorse dei gruppi criminali. Si tratta di una valutazione generale che non può essere applicata automaticamente all’atto intimidatorio di ieri. Va anche detto che le azioni di acquisizione e controllo di pezzi del tessuto economico avvengono in modo asettico, senza il ricorso alla violenza. Ma è altrettanto vero che ad Alghero non è possibile non prendere atto di un’escalation di atti intimidatori.
«Serve l’intelligence»
Il Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia (Siulp) ha raccolto i dati degli episodi avvenuti nell’arco di poco più di un anno e parla di «incendi di autovetture, lettere anonime e telefonate minatorie, manifestazioni di una strategia di intimidazione». Il segretario provinciale del Siulp, Massimo Pala, dice: «La priorità assoluta è rafforzare le articolazioni della Polizia di Stato, e più in generale delle forze dell’ordine, che si occupano di attività informativa e investigativa. Serve subito altro personale, operatori in grado di sapere e capire che cosa stia realmente avvenendo ad Alghero».
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