WASHINGTON. «Nazionalizzare il voto»: è questa l'ultima controversa proposta di Donald Trump per evitare di perdere una o entrambe le Camere nelle elezioni di Midterm a novembre, col rischio di vedersi bloccare l'agenda e di essere messo sotto impeachment, diventando un'anatra zoppa.
Clima teso
The Donald è seriamente preoccupato. Nei sondaggi è ai minimi (sotto il 40%), mentre i dem stanno collezionando vittorie schiaccianti: dalle governatrici in Virginia e in New Jersey in novembre al democratico Taylor Rehmet che nei giorni scorsi si è aggiudicato un'elezione suppletiva per un seggio al Senato del Texas, con un margine di quattordici punti percentuali in un distretto in cui Trump aveva vinto nel 2024 di diciassette punti. Per questo il tycoon sembra più che mai intenzionato a cambiare le regole del gioco. In un lungo monologo con Dan Bongino, podcaster di destra e complottista, che recentemente ha lasciato il suo incarico di vice direttore dell'Fbi, il presidente ha nuovamente sostenuto che le elezioni del 2020 gli sono state rubate e ha esortato i repubblicani a «prendere il controllo» del voto, nazionalizzandone il processo.
Nuova strategia
«Dovremmo prendere il controllo del voto almeno in quindici posti», ha detto il presidente Usa, come se si potesse nazionalizzare un sistema elettorale solo in una parte dei 50 Stati americani. In ogni caso si tratterebbe di uno strappo alla Costituzione. Oggi le elezioni americane sono disciplinate principalmente dal diritto statale, dando luogo a un processo decentralizzato in cui il voto è amministrato da funzionari di contea e municipali in migliaia di seggi in tutto il Paese. Trump è tuttavia ossessionato da tempo dalla falsa convinzione che alle urne degli Stati Uniti si facciano brogli e i democratici starebbero nuovamente cospirando per far votare immigrati privi di documenti e aumentare l'affluenza del partito. Questo spiega anche la caccia agli irregolari da parte degli agenti dell'Ice, che qualcuno non esclude potrebbero essere dispiegati davanti ai seggi per scoraggiare il voto delle minoranze.
Lo scenario
La mossa del tycoon è solo l'ultima di una strategia più ampia per mettere il voto sotto il controllo del governo federale e garantire il successo del Grand old party. Il partito repubblicano. Il Dipartimento di Giustizia, sempre più politicizzato da Trump, sta chiedendo a numerosi Stati, tra cui il Minnesota, di consegnare i loro elenchi completi degli elettori, mentre l'Amministrazione centrale cerca di costruire un archivio elettorale nazionale. A marzo, il presidente ha firmato un ordine esecutivo che tenta di introdurre cambiamenti significativi nel processo del voto, tra cui l'obbligo di una prova documentale della cittadinanza. In ballo anche la richiesta che tutte le schede per corrispondenza siano ricevute il giorno delle elezioni entro la chiusura dei seggi: un'iniziativa, questa, in gran parte respinta dai tribunali americani. Sui social, Trump ha spinto per cambiamenti ancora più drastici, scrivendo lo scorso agosto di voler porre fine all'uso del voto per corrispondenza e potenzialmente anche all'uso delle macchine per il voto.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
