Santa Margherita di Pula. Valentina Vezzali la definisce «la roccaforte dello sport italiano, la disciplina che nelle occasioni importanti non tradisce mai» ed è per questo che è «orgogliosa di far parte di un movimento davvero fantastico». Quando vieni dalla scherma non hai neppure bisogno di fare confronti, come molti oggi sono costretti a fare, per esempio, con il tennis: «Io conosco benissimo Angelo Binaghi, il tennis ha iniziato a lavorare già anni fa: i risultati non si ottengono dopo un giorno, ma dopo anni. Poi è arrivato Sinner che sta trascinando tanti altri atleti: diciamo che il lavoro fatto sta dando i frutti e adesso questi frutti devono riuscire ad allargare la base e a farci continuare a rimanere vincenti. Un po' ciò che è stato fatto nel nuoto».
La scherma invece oscilla tra il livello alto e quello altissimo...
«Io sono stata atleta e poi nel consiglio federale, ho vissuto la scherma a 360°: la tipologia di lavoro che fa le consente di rimanere sempre ad alti livelli. Il vero lavoro è nelle società, i maestri, la formazione. Il fatto di allenare gli atleti periodicamente insieme, ma lasciandoli nelle società. Ogni atleta ha la propria identità, ogni italiano è diverso dall'altro, siamo imprevedibili e questo ci rende unici».
Quali caratteristiche di Valentina Vezzali si possono trasmettere o insegnare?
«Qualcosa è innato. Da giovane davanti a me avevo un dream team appena nato negli anni Novanta, una Giovanna Trillini, quattro anni più grande. Sono nata osservandola ogni giorno in palestra. E poi avevo Francesca Bortolozzi, Margherita Zalaffi e Diana Bianchedi, l’attuale vicepresidente vicaria del Coni: grandi professioniste, lavoratrici. Poi i maestri hanno fatto la differenza: unire talento e lavoro ci consente di essere al top e avere dei punti di riferimento così importanti mi ha permesso di crescere. Però sono sempre stata la prima a entrare in palestra da quando ero ragazzina e l’ultima a uscire. E da grande, fino all'ultimo giorno della mia carriera, tiravo prima coi bambini e poi coi grandi: come se Maradona andasse al campo ad allenarsi e facesse prima due tiri con i Pulcini. Credo di aver trasmesso questo alle mie compagne di squadra più giovani, da Arianna Errigo a Martina Batini ma anche Alice Volpi. Da qui a Los Angeles la lotta per avere un posto sarà veramente dura».
Ha vinto una montagna di medaglie: oggi se le riguarda cosa riflettono?
«La prima immagine? L'abbraccio di mio padre al mio primo campionato italiano categoria prime lame 1984 dove non feci in tempo a togliere la maschera e mi ritrovai fra le sue braccia a roteare in aria: l'immagine bellissima di un bambino che corona un sogno e lo condivide con la famiglia, che è il motore di tutto».
Lei era mamma e atleta...
«Sono tornata in pedana quattro mesi dopo la nascita di Pietro e ho vinto il mio quarto mondiale individuale. La scherma ha delle norme a tutela delle atlete in maternità che il Coni ha fatto sue: c'è stata una progressione positiva in questo senso e siamo sulla buona strada».
La Sardegna non è soltanto la sua Academy estiva...
«La Federscherma ci sta organizzando parecchi eventi anche di rilevanza internazionale e anche nei prossimi anni Cagliari sarà al centro di gare importanti. Lavora affinché il nostro sport si venga praticato il più possibile: allargando la base immancabilmente si allarga anche il vertice».
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