Calcio e polemiche

Una testa di cinghiale nel logo del Monastir: «Non ci rappresenta» 

Cambia lo storico stemma: tifosi infuriati La società: «Sì al dialogo, no agli insulti» 

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«Giù le mani dallo storico logo dell’Asd Monastir 1983». È questo l’appello di decine di tifosi e cittadini dopo la presentazione del nuovo stemma della squadra di calcio del paese. Quella che nelle intenzioni della società dovrebbe rappresentare «un’evoluzione consapevole, la sintesi visiva di chi siamo, da dove veniamo e dove vogliamo arrivare», si è trasformata in un acceso dibattito che va ben oltre una semplice questione grafica.

La diatriba

Per molti il nuovo simbolo non rappresenta solo un cambio di immagine, ma una rottura con una storia che appartiene alla comunità. Dopo la storica promozione in serie D e l’arrivo della nuova dirigenza guidata da Romi Fuke, il Monastir sta vivendo una fase di profondo rinnovamento. Tra le novità c’è, appunto, il nuovo logo: via lo stemma con gonfalone, quattro mori e richiami all’anno di fondazione. Al suo posto uno scudetto moderno, dominato dalla testa stilizzata di un cinghiale. Una scelta che ha spaccato la tifoseria. Sotto il post di presentazione si sono moltiplicate le critiche. C’è chi parla di uno stemma che per nulla rappresenta il paese, che «potrebbe appartenere a qualsiasi squadra», chi sostiene che «cancella le radici» proprio nell’anno che avrebbe dovuto celebrare il traguardo più importante della storia sportiva della squadra. Alcuni tifosi hanno anche avanzato proposte alternative, indicando simboli rappresentativi l’identità di Monastir: il profilo di Monte Zara, il gonfalone comunale, il torchio, Is ogus de Monti.

La difesa

La società, dal canto suo, difende con convinzione la scelta. Il nuovo marchio, spiega la dirigenza, nasce da un percorso di studio e racchiude valori ben precisi. «Il cinghiale rappresenta il forte legame col territorio sardo, ma anche la grinta, la forza selvaggia, la sfrontatezza e il coraggio dei nostri ragazzi e ragazze. Il germoglio è metafora del prendersi cura e del far crescere perché vogliamo essere terreno fertile per il benessere e la crescita di ogni componente. La Stella a otto punte è un omaggio alla storia e alla fondazione di Monastir, attribuita ai monaci camaldolesi». Dalla società arrivano i primi segnali di apertura al dialogo: «Ho fatto mio il dissenso, un po’ meno i toni spesso caduti in polemiche inutili. Ci accomuna l’amore per questa società e il territorio che rimane il mio primo pensiero. Quando si saranno placati gli animi e daremo tutti le giuste priorità, aprirò un nuovo confronto», dichiara Fuke. Nel dibattito entra anche l’ex presidente Marco Carboni, che difende la nuova società. «Probabilmente i tifosi non si identificano nel nuovo logo che rappresenta poco il nostro territorio, ma un cambio di proprietà comporta delle scelte sicuramente fatte per il bene della società – dice –. Si può non condividere una scelta ma ci deve essere un confronto utilizzando toni civili senza scadere nelle offese».

Il Comune

Anche dal Comune arriva un invito a non trasformare il dibattito in uno scontro. «Scegliere il logo della società spetta esclusivamente all’ASD Monastir 1983 e alla nuova proprietà – dice la sindaca Paola Ugas –. Come Amministrazione rispettiamo l’autonomia della società ma comprendiamo il valore identitario che lo stemma rappresenta da sempre per tifosi e comunità. Conoscendo l’attenzione che il presidente e l’intero gruppo societario hanno manifestato verso Monastir e il suo territorio, confidiamo che saprà trovare, con buon senso e dialogo, il giusto equilibrio tra il rispetto della storia della società e le opportunità di crescita del nuovo progetto». E conclude: «Da parte nostra continuiamo a sostenere lo sport e a investire nell’ammodernamento e nella sicurezza degli impianti, nell’interesse di tutte le realtà sportive di Monastir».

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