Il caso

«L’Isis voleva uccidere Bergoglio a Trieste»  

Arrestato un cittadino turco di 46 anni, che ora si trova in isolamento 

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Trieste. È il pomeriggio del 6 luglio 2024, e nel bar della stazione centrale di Trieste viene rivenuto un trolley scuro. All’interno c’è una pistola. La tensione sale, le misure di sicurezza si intensificano. L’allerta è massima. C'è timore, perché l’indomani in città è atteso Papa Francesco. Ma nelle 24 ore successive la visita del Pontefice si tiene secondo programma, nessuna variazione rispetto a quanto concordato da mesi. La notizia della pistola abbandonata filtrerà solo alcuni giorni dopo, a cerimonie concluse.

Il piano

A distanza di un anno un cittadino turco viene arrestato, e nell’ordinanza, si apprende da fonti giudiziarie, si fa riferimento a un «possibile progetto di attentato contro il Sommo Pontefice». Ma la Questura di Trieste è cauta, precisa che non ci sono evidenze di un collegamento tra l'arresto del cittadino turco e l'ipotetico piano di uccidere Bergoglio. L’uomo al centro della vicenda, anticipata ieri mattina da Il Piccolo, è Hasan Uzun, di 46 anni, che ora si trova in carcere a Trieste in isolamento. Sullo sfondo, secondo il quotidiano, ci sarebbe il piano di un attentato firmato da un’organizzazione turca legata all’Isis Khorasan.

La Questura

Ma su questa ricostruzione la Questura di Trieste frena: in una nota diffusa nel primo pomeriggio scrive che «nessuna evidenza è emersa, tra eventuali progettualità ostili o omicidarie nei confronti del Santo Padre» e l'arresto del cittadino turco, il quale «sembrerebbe essere inserito in circuiti criminali non correlati al terrorismo di qualsivoglia matrice».

È giallo su quanto sarebbe potuto accadere nella giornata di chiusura della 50esima Settimana sociale dei cattolici in Italia. Il 46enne è stato arrestato in Olanda il 3 aprile ed estradato in Italia il 27 giugno in esecuzione di un mandato di arresto europeo, emesso dal gip di Trieste. Prima è stato portato in carcere a Milano, poi a Trieste.

Le accuse

È ritenuto responsabile dei reati di possesso e detenzione d’arma, come conferma l’avvocata Lucrezia Chermaz. Nell’ordinanza di carcerazione ci sarebbero però, a quanto si apprende, i riferimenti alla contiguità temporale tra la visita di Bergoglio e il ritrovamento dell’arma, non escludendo un piano per attentare alla vita del Pontefice.

«Comprendo la contestazione di porto e detenzione dell’arma, ma preciso che non è mia e che ho lasciato il bagaglio incustodito - ha detto Uzun a Chermaz - per questa contestazione sono disposto a stare in prigione, fare il processo, pagare una multa, pur non essendo colpevole, ma capisco il perché potrei essere ritenuto responsabile. Invece respingo ogni tipo di coinvolgimento con cellule dell'Isis, con organizzazioni di terrorismo e con un complotto contro il Papa. Non capisco come mi attribuiscano un qualsiasi ruolo in questa vicenda». L’attività investigativa è stata avviata dalla Digos di Trieste e dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione, coordinate dalla Procura di Trieste e in collaborazione con gli uffici di polizia straniera, anche per il tramite di rogatorie internazionali.

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