Lo scontro

Legge elettorale, direzione Consulta 

Le opposizioni preparano i ricorsi contro la riforma appena varata 

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Si cerca di provare a vedere il bicchiere mezzo pieno nell'Italia attanagliata dai rincari innescati dalle crisi esterne. E su questo terreno si concentrano le prime prove di campagna elettorale, mentre la riforma elettorale del centrodestra dovrà, con ogni probabilità, passare il vaglio della Consula. Le opposizioni stanno preparando i ricorsi.

L’attesa

Melonellum o Stabilicum che dir si voglia, la riforma viaggia verso il giudizio costituzionale. I «binari» per valutarla, se qualcuno «adirà alla Consulta», spiega il presidente Giovanni Amoroso, sono i «principi» indicati nelle due sentenze sulla legge Calderoli, il cosiddetto Porcellum, e sull'Italicum dei tempi di Matteo Renzi, in realtà mai applicato.

I commenti

Ignazio La Russa è convinto che non ci saranno intoppi: «Il presidente della Repubblica l'ha promulgata in meno di 24 ore». Una firma rapida che, secondo il numero uno del Senato, va letta come «l’assenza di evidenti motivi di incostituzionalità». Se Sergio Mattarella avesse avuto dubbi «ci avrebbe riflettuto di più». Anche l'ex presidente della Consulta, Giuliano Amato, è convinto che la riforma elettorale «possa funzionare», perché non si può fare «il vecchio gioco del Pci: non mi piace, quindi è anticostituzionale». Questo fatto salvo il numero delle firme che «è ai margini dell'irragionevolezza». Ma tant’è: le nuove formazioni si stanno già mobilitando per organizzare i banchetti e le sottoscrizioni. E sempre La Russa, a domanda precisa, esclude il voto anticipato.

L’evento

Intanto la Festa dell'ottimismo del Foglio fa sfilare sul palco la politica e la mette ancora una volta davanti al test più delicato, quello dell'Ucraina, con Guido Crosetto che benedice la «postura» di Elly Schlein, favorevole al sostegno, mentre Chiara Appendino, a segnare la distanza ancora non colmata tra dem e M5s, ribadisce il «no» a una «economia di guerra». Paolo Gentiloni invoca di nuovo una posizione «chiara» del “suo” Pd perché sull’appoggio a Kiev «non si può transigere».

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