l’Emergenza

Caldo, siccità e incendi: in estate ottanta milioni di api in meno 

Nell’Isola anche i pesticidi falcidiano gli alveari, danni ingenti 

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Cambiamento climatico, gran caldo, siccità e incendi, oltre che i soliti parassiti e pesticidi, stanno falcidiando le api in Sardegna. Si contano perdite che si aggirano sugli 80 milioni di insetti solo nell’ultima estate. È il grande affanno dell’apicoltura nell’Isola, settore che conta oltre 200 imprenditori agricoli e che da anni chiede a gran voce di essere riconosciuto comparto strategico: «Proponiamo da tempo che l’apicoltura venga considerata non soltanto un’attività agricola, ma un elemento strategico per l’equilibrio degli ecosistemi, la biodiversità e l’intero sistema produttivo regionale, attraverso il fondamentale servizio di impollinazione svolto dalle api», spiega Davide Brisi di Sennariolo, presidente di ApiPro Sardegna che riunisce la metà degli apicoltori professionisti sardi.

I problemi

Il gran caldo è una vera calamità per le api, la cera dei favi si scioglie, i nidi sono compromessi, intere colonie muoiono. Le Api oltre al miele sono i principali insetti impollinatori, garantendo la riproduzione di circa il 75% delle specie vegetali e contribuendo a buona parte della produzione globale di cibo e alla conservazione degli ecosistemi. Quando «una colonia muore è un danno per l’apicoltore e anche per l’agricoltura», prosegue Brisi, che punta il dito sui cambiamenti climatici e sulla siccità che hanno un forte impatto sul settore.

Le risorse non bastano: «Ormai da anni denunciamo crescenti difficoltà per l’apicoltura sarda, però il quadro delle risorse messe in campo dalla Regione appare ancora del tutto insufficiente», insiste il presidente.

Il Programma di Sviluppo Rurale PSR 2023-2027, con la misura ACA18 destinata al settore apistico, ha stanziato 2 milioni di euro nell’arco di cinque anni. Una misura che non è ancora partita. La quota a carico della Regione è 340mila euro, circa 68mila euro all’anno, solo il 17%. «Una cifra non proporzionata alla dimensione strategica del comparto e alle gravi difficoltà che gli apicoltori stanno affrontando: crisi produttive, cambiamenti climatici, eventi estremi, aumento dei costi di produzione e pressione dei mieli importati a basso costo», precisa Brisi.

Le proposte

Gli apicoltori chiedono alle Istituzioni un piano strategico per il settore: «Occorre un programma di gestione pluriennale, oltre che risorse finanziarie adeguate. Abbiamo fatto le nostre proposte per superare la crisi strutturale in Commissione regionale, lo scorso luglio, con l’assessore Francesco Agus e siamo in attesa di risposte. Alla Regione chiediamo di accelerare l’iter della Legge regionale 19 del 2015 e di dotare finalmente il comparto di strumenti adeguati alla nuova realtà climatica». Dalla Regione occorrerebbe «un fondo permanente per le calamità che colpiscono l’apicoltura, capace di intervenire rapidamente. Serve un piano di riforestazione e di ricostituzione del patrimonio mellifero». Infine, un’ultima richiesta: «È necessario aprire una riflessione politica e istituzionale: perché se l’apicoltura è davvero un comparto strategico per l’agricoltura e per l’ambiente della Sardegna, allora le risorse destinate a sostenerla devono essere coerenti con il valore che le viene riconosciuto a parole».

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