Gli altri fronti.

In crisi anche mare, montagna e agricoltura 

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Nel corso dell’estate, botanici e biologi hanno spiegato in tempo reale ai lettori de L’Unione Sarda come il nuovo clima sta modificando la vegetazione e le produzioni agricole dell’Isola: castagni, noci e noccioli, ha avvisato il botanico Emanuele Farris, rischiano in un futuro non troppo lontano di sparire dalle aree montane, dove l’olivo potrebbe invece trovare le condizioni favorevoli che finora ha trovato a quote più basse. L’agricoltura registra danni diffusi, tra frutti che cadono prima della maturazione e vendemmie anticipate. Preoccupa soprattutto il grano duro: le rese sono in alcuni casi scese a 20-25 quintali per ettaro, e secondo Marco Dettori, esperto di valorizzazione della biodiversità e miglioramento genetico delle colture estensive, coltivarlo potrebbe diventare sempre più difficile, aumentando la nostra dipendenza dalle importazioni.

Il mare non è immune dai problemi. Il Mediterraneo non è mai stato così caldo, anche a 30-40 metri di profondità, e lo zoologo marino Marco Casu ha spiegato che coralli, gorgonie e posidonia sono in affanno, mentre aumentano le specie aliene (vermocane, pesce palla maculato, granchio blu nuotatore e altri nuovi simpatici vicini di casa), alcune delle quali dannose per gli ecosistemi, la pesca e la salute umana.

Danneggiato anche il sistema delle imprese: quest’anno il ricorso ai condizionatori è stato massiccio, e a livello nazionale le bollette energetiche nel settore del turismo costeranno 870 milioni di euro in più rispetto al 2025. Per i ristoranti gli aumenti sono stati di circa il 40 per cento.

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