La storia

«La Sardegna mi manca ma sono a Barcellona per cercare nuove sfide»  

Il neurochirurgo cagliaritano Carlo Marras: «Voglio restituire la speranza ai pazienti» 

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Il medico delle sfide che possono sembrare impossibili. Il neurochirurgo sardo Carlo Efisio Marras nel 2020 ha guidato l'équipe dell'Ospedale Bambin Gesù di Roma nello straordinario intervento di separazione delle gemelline siamesi Ervina e Prefina durato 18 ore. In quell'occasione disse di aver camminato «a due metri da terra», ma chi lo conosce sa che è saldamente ancorato alla realtà della sala operatoria, dove ogni giorno sfida l'epilessia, i tumori pediatrici e la complessità del cervello umano. È nato a Muravera, si è laureato all’Università di Cagliari. Dopo l’esperienza all’ospedale Brotzu, quelle all’Istituto neurologico “Carlo Besta” a Milano e al Bambin Gesù. Nell’estate del 2025 ha deciso di affrontare una nuova sfida all'Hospital del Mar di Barcellona dopo 13 anni a Roma.

Perché ha scelto di ripartire dalla Catalogna?

« Barcellona mi ricorda Cagliari: è più grande, ma è una città sul mare con una buona qualità della vita. Sul piano professionale ho trovato un contesto che unisce assistenza, attività accademica e ricerca. La possibilità di sviluppare un progetto di neuroscienze insieme ai neurologi e agli psichiatri mi è sembrata molto interessante e mi ha portato a questa decision e».

Dopo tanti anni nella sanità italiana, quali differenze ha trovato?

« Il modello italiano mi piace tantissimo: ci ho lavorato per più di trent’anni. È in crisi, ma mi auguro che recuperi il suo naturale vigore. Qui vedo una medicina del territorio ben collegata agli ospedali di secondo e terzo livello. Questo permette al paziente di essere seguito e, quando necessario, di passare rapidamente a cure più intensive o complesse. Un altro elemento del modello spagnolo è l’assenza del ticket, che favorisce l’accesso al servizio sanitario delle persone di qualsiasi condizione sociale ».

Come ricorda l’intervento al Bambin Gesù per la separazione delle due gemelline siamesi nel 2020?

« La prima risposta riguarda la chirurgia. Le bambine erano molto piccole e presentavano una malformazione estremamente complessa e unica. Era fondamentale preservare le parti anatomiche senza provocare danni ed evitare sanguinamenti, che in queste malformazioni sono una causa frequente di complicanze. Ma altrettanto delicata è stata la decisione di intervenire. La direzione dell’ospedale e il comitato etico mi hanno aiutato in tutto il cammino ».

Quali nuove possibilità di cura offre oggi la neurochirurgia?

« La ricerca ha raggiunto un livello che dieci anni fa era impensabile. La medicina di precisione ha consentito di acquisire conoscenze importanti e di trattare patologie per le quali prima non avevamo possibilità di cura. Conosciamo sempre meglio il cervello come una rete di funzioni: questo permette di utilizzare tecniche mini-invasive e interventi mirati su specifiche aree cerebrali. In alcuni casi possiamo affrontare patologie prima non trattabili oppure ridurre il ricorso a operazioni molto complesse, che restano comunque necessarie ».

Il suo percorso ha avuto inizio a Cagliari.

« Mi sono laureato nel 1993. Il primo riferimento, ancora oggi professionale e umano, è Mario Coraddu, che ho conosciuto quando ero studente di Medicina. Allora era primario della Neurochirurgia del Brotzu. È la persona che mi ha fatto scegliere questa professione. La sua attenzione, la cura del dettaglio e l’amore nel trasmettere la conoscenza sono qualcosa di prezioso che porto sempre con me ».

Quanto le manca la Sardegna?

« Appena posso rientro a Cagliari. Anche mia moglie è sarda, quindi andare a vivere fuori dall’Isola è stata una scelta importante. In Sardegna ci sono mia madre, le mie sorelle, la famiglia di mia moglie e i miei migliori amici. Ho sempre mantenuto un legame molto forte. Per noi sardi che viviamo fuori è un rapporto che non si spezzerà mai e che cerchiamo continuamente di alimentare ».

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