L’anniversario

Il sogno perduto di Rosanna Fiori 

Venticinque anni fa a Villanova Strisaili l’omicidio della signora di Barbagia Flores 

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INVIATO

Villanova Strisaili. Non nell’erba umida, nella villetta cadente, nello strato di sterco sopra la terra. Neppure nel vuoto immondo della piana delle grandi serre, oggi dimora del vento e di cattivi pensieri. Non c’è più traccia del sogno di Rosanna Fiori nelle terre di Barbagia Flores. A pochi passi dal luogo del delitto un orticello, legna tagliata e accastata. Segni di uomini, di vita. Oltre il bosco e un cancello sempre aperto, laddove scorre l’acqua ed è annegata la Giustizia. Fiori Rosanna, uccisa a Villanova Strisaili il 3 ottobre del 2001.

Sono passati venticinque anni. Due fucilate, un’imprenditrice uccisa, non una qualsiasi. Serviranno sedici anni per arrivare a nessuna risposta. Al processo d’Appello celebrato nel 2016 cade il castello di accuse messo in piedi dall’allora procuratore Domenico Fiordalisi, che aveva riesumato un’inchiesta morta e sepolta. Non c’è un killer, non un mandante. Ci sono innocenti accusati ingiustamente e morti in disgrazia dopo il carcere da innocenti. Ci sono stati fiumi di inchiostro e urla di dolore. Sempre più deboli.

Nuova pista

Nel 2019 Stefano Wallner, marito di Rosanna Fiori, riceve una lettera anonima. Dentro c’è il nome dell’assassino. Porta il plico alla procuratrice generale di Milano Francesca Gatti che invia il tutto a Lanusei. Wallner lamenta come non fosse stato fatto tutto il possibile per venire a capo dell’omicidio. L’allora procuratore Biagio Mazzeo apre un fascicolo contro ignoti ma l’inchiesta si arena. «Da quanto lessi nelle carte mi colpì il fatto che la Fiori pensava di essere tutelata – spiega Mazzeo, oggi procuratore capo ad Asti – non aveva paura. In realtà viveva in un clima di veleni da cui probabilmente è scaturito l’omicidio».

Aveva scelto bene Rosanna il luogo in cui coltivare il suo sogno. Acqua nella falda appena sotto terra, pianura con vista sui monti del Gennargentu a due passi dalla 389. Aveva scelto male la Fiori il posto in cui fare impresa. Un ginepraio di malessere e invidia in cui era molto semplice finire sottoterra. Anni dopo Wallner confessò di aver conosciuto i sardi dal Giorno del Giudizio di Salvatore Satta. Non aveva tutti i torti. Pensava sempre di riuscire a mettere tutto a posto, Rosanna Fiori. Una mattina del gennaio 1999 i figli appena sbarcati all’aeroporto di Elmas vengono subito fatti risalire sull’aereo. La polizia ha avuto notizia di una banda pronta a prelevarli per chiedere un riscatto. La Fiori non fa una piega, resta a Villanova. Si sente al sicuro. E quando i dipendenti scioperano lei assume operai da fuori.

Decadenza

Fino a qualche anno fa la casa era aperta, esposta alle attenzioni dei vandali. In una stanza c’era una foto di Rosanna, bella, giovane e sorridente. Il periodo in cui il sogno cominciava e l’azienda è un segno di rinascita. Già pochi anni dopo il delitto tutto sfumava verso il nero, il relitto delle serre diveniva lugubre feticcio. Le coperture strappate ondeggiavano al vento come vele di un battello nella tempesta. Dopo la bonifica sulla piana è calato il silenzio. L’anniversario è solo un giorno da dimenticare. Le terre sono tornate al Comune di Villagrande. «Il sito delle ex serre – spiega il sindaco Alessio Seoni – accoglierà il nuovo impianto destinato al sollevamento e alla distribuzione dell’acqua del Bau Muggeris per lo Schema 17, ovvero l’acqua per la gran parte dei paesi ogliastrini. L’investimento previsto è enorme, seppur non completamente risolutivo, ma consentirà l’avvio di un percorso i cui benefici vedremo nel tempo».

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