Il mood prevalente nella maggioranza è quello di un cauto ottimismo. Ma non manca, comunque, una certa dose di apprensione in vista dei voti sulla legge elettorale in Aula alla Camera che, dalla prossima settimana, segneranno un passaggio decisivo per il destino della legislatura. L'attenzione è massima tanto che la premier anche in Consiglio dei ministri è tornata a fare una chiamata alle armi per serrare le file. Tutti in Aula, senza giustificazioni di sorta per gli assenti. E se sulle pregiudiziali, che si esamineranno il primo ottobre con un voto segreto, non c'è eccessiva preoccupazione anche dalle parti di FdI, si osserva che quello finale, probabilmente l'8 ottobre, è un “voto delicato”.
Occhi puntati, allora, in particolare, su quanti hanno mal digerito le preferenze ma anche sulle donne che, già nel primo passaggio alla Camera, si sono fatte sentire sulle mancate quote di genere per i capolista. D'altra parte, però, nei ragionamenti fuori taccuino, quasi tutti scommettono su un passaggio senza troppi scossoni. Un conto è bocciare un emendamento - evidenziano in diversi anche dalle parti di Lega ed FI - e un altro è bocciare l'intera legge con il portato di conseguenze che avrebbe anche e proprio per come la premier ha posto la questione. Non solo. A conti fatti, rileva qualcuno, c'è pure una questione di convenienza: con l'attuale legge e senza Vannacci in coalizione i collegi sarebbero sostanzialmente quasi tutti persi.
Meglio giocarsela anche con le preferenze. Anche se, rileva più di qualcuno, un effetto collaterale dell'ok alla riforma potrebbe essere un fuggi fuggi nei prossimi mesi dal Parlamento verso i territori proprio in chiave preferenze con possibili ripercussioni sull'andamento dei lavori. Il via libera alla riforma secondo una corrente di pensiero ancora in voga nella maggioranza, potrebbe, poi, allungare la vita alla legislatura. «Si vota tra un anno? Sono tutti d'accordo nel votare in ottobre del prossimo anno», sottolinea il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara. Su questo saranno dirimenti i test dei prossimi tre o quattro mesi in particolare sull’andamento di Futuro Nazionale. Anche per questo nei ragionamenti del centrodestra resta aperta l'ipotesi del voto in primavera con l’opzione election day sempre in pista.
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