L’allarme.

«Lavoratori, più tutele contro il caldo» 

Fanzecco (Cgil): «La Regione deve prorogare l’ordinanza sulle attività all’aperto» 

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Il caldo continua a non dare tregua alla Sardegna, e la Cgil chiede alla Regione, «con la massima urgenza», di prorogare l’ordinanza che vieta il lavoro all’aperto negli orari peggiori, scaduta a fine agosto.

Il quadro

Ieri a Benetutti si sono sfiorati i 38 gradi, a Ottana e Villacidro sono stati superati i 36 gradi, per oggi l’Arpas prevede minime in aumento, massime in aumento sul settore orientale e meridionale, e stazionarie altrove. E se anche sono attesi cali la settimana prossima, anche settembre sarà caratterizzato da valori termici elevati.

La segretaria generale della Cgil Simona Fanzecco ne ha parlato ieri a Buggerru, intervenendo alla commemorazione dell’eccidio del 1904. Il primo pensiero della sindacalista è andato «ai lavoratori che operano in condizioni difficili e rischiose, nei cantieri, nei capannoni industriali, nei campi e in tutti i luoghi di lavoro dove le temperature raggiungono livelli insopportabili». Non si tratta infatti solo di normare le situazioni estreme ma di iniziare a ragionare su una disciplina estesa che salvaguardi tutte le tipologie di lavoratori, in ogni settore. «Occorre creare strumenti di tutele permanenti - ha detto - per garantire ai lavoratori di operare in sicurezza e dignità, nelle situazioni di caldo estremo così come in tutte le complicate condizioni che il cambiamento climatico sta determinando».

Il Patto con la Regione

Due anni fa, proprio in questa occasione, Cgil, Cisl e Uil hanno sottoscritto con la presidenza della Regione il Patto di Buggerru, un protocollo volto al potenziamento di tutte le azioni a tutela della salute e sicurezza nel lavoro», ha ricordato Fanzecco, sottolineando che «siamo ben lontani dalla sua operatività, anche perché le risorse destinate sono state assegnate in ritardo».

Nei giorni scorsi sul tema è intervenuta la segretaria generale della Uil Sardegna Fulvia Murru: «A 45 gradi non si può lavorare come se nulla fosse. Sta diventando una condizione con la quale dovremo fare i conti frequentemente e che cambia anche il modo di organizzare il lavoro».

Le regole

Prosegue: «Non possiamo aspettare ogni estate la nuova ordinanza, se il clima sta cambiando, devono cambiare anche le regole con cui proteggiamo chi lavora. Per questo proponiamo alla Regione l'apertura di un confronto per la costruzione di un vero “Protocollo regionale permanente” per il lavoro in condizioni climatiche estreme».

Dello stesso avviso anche Pierluigi Ledda, segretario regionale della Cisl: «La salute e la sicurezza dei lavoratori sono temi serissimi che occorre affrontare in maniera strutturale. È tempo che l’osservatorio in materia di salute e sicurezza, approvato lo scorso luglio, entri formalmente in funzione. Anche e soprattutto in riferimento al tema del caldo estremo».

L’obiettivo è mettere in campo regole certe e omogenee: soglie di rischio, rimodulazione di orari e turni, pause e recuperi, acqua e zone d’ombra, rotazione delle mansioni e, quando necessario, sospensione delle attività. Una tutela che deve riguardare non soltanto agricoltura ed edilizia, tradizionalmente i settori più esposti, ma essere estesa anche ad altre categorie

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