Sono passati quattro anni da quella notte del 18 ottobre 2022, quando alle 21.45 un boato squarciò il silenzio di via Trentino. L’Aula Vardabasso, tornata da poco a ospitare le lezioni dopo l’incubo della pandemia, crollò dentro l’Aula Magna al piano terra. Le macerie, le sirene dei Vigili del fuoco, la paura che qualcuno fosse rimasto sotto i detriti, poi scongiurata, tanto che si parlò di un «vero miracolo».
Oggi, al posto delle macerie, resta uno spazio vuoto, recintato, con le finestre murate da pannelli di legno. Ma la ricostruzione comincia a prendere forma: l’Università ha concluso e approvato il progetto per ricostruire l’Aula Vardabasso nello stesso punto. «Sono iniziate le interlocuzioni con il Comune – spiegano dal Rettorato – e con gli uffici urbanistici per definire l’iter amministrativo». L’obiettivo è ottenere il via libera entro fine anno, poi si passerà alle procedure per i lavori pubblici. Sui tempi di avvio, però, ancora nessuna certezza.
Le due facce
Dentro l’edificio, intanto, sembra che nulla sia successo: un grande quadro copre quella che un tempo era la porta d’accesso all’aula crollata. Ai primi due livelli le lezioni sono riprese, con le magistrali di Lingue, Giornalismo e alcuni insegnamenti di Lettere. Al terzo piano invece stanno per concludersi i lavori negli spazi destinati agli studi dei docenti, accessibili oggi soltanto tramite ascensore. Ma basta uscire per ritrovare un’altra immagine: recinzioni, materiali accatastati, una gru e operai al lavoro sulla manutenzione straordinaria della facciata. «Lo scorso anno, con i rumori dei lavori, seguire le lezioni era impossibile – racconta Stefania Zamprotta, rappresentante dei corsi di Lingue –. Quest’anno va decisamente meglio, ma non possiamo dirci del tutto soddisfatti». In via Trentino, denunciano, mancano servizi quotidiani, dalle prese per ricaricare i computer alle aule studio o le macchinette in cui prendere una bottiglietta d’acqua, e la biblioteca è ancora parzialmente inaccessibile, con le recinzioni che ne impediscono l’ingresso dal cancello principale.
La paura
Ma il disagio non è soltanto pratico. A quattro anni dal crollo, la paura continua ad accompagnare chi frequenta il complesso. «È impossibile dimenticare quella sera». Da allora, racconta Zamprotta, ogni rumore richiama l’attenzione: «Siamo attenti a ogni minimo rumore, a ogni problema». La ricostruzione delle aule, dicono, è necessaria, ma tra gli studenti c’è anche il timore che un nuovo cantiere riporti rumori e disagi.
Le altre sedi
Prosegue intanto anche la riqualificazione dell’ex Clinica Macciotta, ripartita dopo uno stop per una variante progettuale. Circa trenta operai e tecnici sono impegnati ogni giorno, sottolinea l’Università, con l’obiettivo di concludere entro il 2028 e trasferirvi il polo economico, liberando così spazi in viale Sant’Ignazio per Giurisprudenza. Al Palazzo delle Scienze, invece, sono terminati gli interventi di messa in sicurezza del tetto dopo le segnalazioni degli studenti di accumuli d’acqua piovana, mentre si continua con manutenzioni in aule e corridoi.
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