Inviato
Firenze. Le radici e le chiome. La memoria e le energie nuove. Gli olivastri e gli innesti. Seu ha cominciato il suo cammino a Firenze dove oggi si conclude il congresso fondativo della nuova federazione del mondo dell’emigrazione organizzata. Ieri l’avvio dei lavori nella sala della musica della Fondazione Franco Zeffirelli che custodisce i cimeli della vita artistica del grande regista. Oggi l’atto finale nello spazio cinema Alfieri nel quartiere Santa Croce (diretta su unionesarda.it dalle 11). La città della bellezza, segnata dall’overtourism, ha tenuto a battesimo la nuova creatura. C’è il senso del viaggio con un gruppo di giovani pronto a mettersi a disposizione per la causa comune che – sottolinea la presidente Sara Nicole Cancedda (oggi la proclamazione ufficiale) – è la causa di tutta la Sardegna. Seu ha sciolto le vele. La navigazione è cominciata, dalla città di Dante, con un programma che guarda alle dinamiche attuali del processo migratorio. Un’attenzione particolare è rivolta ai ragazzi che continuano a lasciare la terra d’origine per progetti di vita in un altrove in cui sperano di trovare maggiori certezze economiche. Seu vuole riunire, nella nuova federazione, chi è partito ieri e chi parte oggi con l’obiettivo di costruire qualcosa di utile per tutto il mondo dell’emigrazione e per la Sardegna. «Qualcosa che possa durare nel tempo».
Il vento nuovo
“Bentu Nou, i fili che ci uniscono, il vento che ci guida” è il tema ispiratore del congresso e al vento ha fatto riferimento nel suo video messaggio la presidente della Regione Alessandra Todde: «Ritrovo nel nome che avete scelto un vento nuovo che racconta la voglia di partecipare e di mettere in comune idee e di far sentire la vostra voce». Ignazio Boi, dello staff dell'assessora al Lavoro e all'emigrazione Desirè Manca alla folta platea di Seu (circa 150 persone tra delegati e ospiti) ha assicurato che «la Regione è qui con rispetto e attenzione nei confronti di 26 circoli dei sardi riconosciuti. Non siamo qui per celebrare una separazione, né per alimentare contrapposizioni. Siamo qui per riconoscere una scelta libera, consapevole e pienamente legittima». Al congresso nessuno spunto polemico, nessun veleno verso la Fasi, la casa madre con la quale si è consumato lo strappo. Un passaggio doloroso che non può essere dimenticato, ma che non deve condizionare il nuovo percorso.
Giovanni Bettarini, assessore alla Cultura, del Comune di Firenze, ha parlato del rapporto vivo e costruttivo con i sardi e del contributo che dagli emigrati viene per la crescita della società attraverso innumerevoli iniziative in tanti campi. Andrea Casu, deputato del pd, cognome che riporta alle radici, ha sottolineato la sua doppia appartenenza alla Sardegna e a Roma. Dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, in un video messaggio, il riconoscimento di quello che i sardi hanno fatto per lo sviluppo della sua terra. Concetto ribadito nella nota inviata dal governatore del Lazio Francesco Rocca.
Le tesi
Al centro del congresso 21 tesi, altrettanti punti del programma di Seu: dall’autonomia sarda alla transizione energetica al turismo sostenibile ai trasporti all’Einstein Telescope. Il dibattito è stato arricchito dagli interventi degli ospiti arrivati dalla Sardegna: scrittori, registi, musicisti che vogliono offrire il loro contributo. Il gruppo degli anziani ha ringraziato i giovani: «Hanno grande energia. Sono le nuove fioriture».
Le storie
Il presente è sulle loro spalle. Gloria Sini, nata a Como, 28 anni, è una biologa specializzata in diagnosi ematologica. Lavora nell’ospedale della città lombarda. Le radici sono a Luras. «Mio padre mi ha portato sin da bambina al circolo di Como e oggi continuo a partecipare a tutte le attività». Io sono sarda. Il legame è forte. Mattia Lilliu, originario di Las Plassas, ha studiato a Firenze dove è rimasto, dopo la laurea in Scienze Politiche, per dirigere una casa editrice. È una delle anime del circolo nato negli anni Ottanta in riva all’Arno. Erano gli anni dei sequestri di persona e la Sardegna a Firenze voleva raccontare una storia diversa.
Pasqualina Musina, nata a Orgosolo, è arrivata nel 1973 a Firenze dove si è laureata in architettura. «Sono venuta a studiare ma alla fine sono qui da oltre 50 anni. Il mondo dell’emigrazione è molto cambiato. I giovani continuano a partire, noi che abbiamo fatto la stessa scelta molto tempo fa vogliamo aiutarli».
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