Inviata
Gonnostramatza. «Mamma e papà grazie per quello che mi avete donato (...) Spero che quando sarò grande avrò tutto quello che ho ora». Sogni di bambina rimasti nell’inchiostro verde su un quaderno di quarta elementare. Carla Sebis non è mai diventata grande, strappata alla vita dalla mano violenta di un vicino di casa che l’aveva molestata. Sarà per sempre quella ragazzina di 9 anni «solare, vivace e piena di energia, che aveva il diritto di vivere la sua vita» ricordano la mamma Maria Atzei, il papà Paolo e la sorella Renata. E da oggi quella bambina dai capelli castani e gli occhi nocciola sarà l’emblema dei diritti dell’infanzia grazie all’iniziativa “Le giornate di Carla”.
Il dolore
Quel maledetto 24 ottobre 1976 è una ferita indelebile. «Un dolore che non si supera – ammette la mamma, 79 anni – ci conviviamo, cercando di vedere nostra figlia sempre con il sorriso». Di quel giorno i familiari ricordano ogni istante. «Era domenica, di mattina avevamo sistemato la legna – racconta la sorella Renata, che all’epoca aveva sei anni – Carla aveva preso un ciocco per fare il banco di scuola: lei era la maestra e io l’alunna». Immagini che si intrecciano, la voce si spezza nel rivivere quelle ore lontane nel tempo ma nitide nella mente. «Avevamo giocato con le costruzioni e fatto questa casetta» racconta mamma Maria mentre mostra l’opera custodita come un tesoro. «Poco dopo eravamo andate a casa di mia madre, erano circa le 16.40 quando mandai Carla all’oratorio dalla sorellina. Le dissi che entro le cinque sarebbero dovute essere a casa ma ho aspettato invano». Nel tragitto l’incontro con il vicino, 16enne: il buio per Carla, l’inizio di un incubo per la famiglia. «Un paio di giorni prima chiese al papà di farle una casetta bianca. Purtroppo gliela abbiamo fatta davvero, ma non quella che voleva lei» sussurra.
I ricordi
Un dolore vissuto con dignità, «quel fatto» come lo definisce la madre è stato lo spartiacque. Qui c’è un prima e un dopo. «Purtroppo non ho ricordi belli, ero piccola – dice Renata – per me tutto inizia quel 24 ottobre. Mi sono ritrovata senza mia sorella, la mia più cara compagna di vita. Sento l’assenza, penso a come sarebbe stata oggi. Mi manca». Mamma Maria la immagina dietro una cattedra. «Forse sarebbe diventata un’insegnante – spiega – era molto legata alla sua maestra Rosettina, le piaceva andare a scuola ed era bravissima in matematica. Chissà, per me resta la bambina che giocava con la Barbie e un orsacchiotto spelacchiato da cui non si è mai separata». Nella casa di via Kennedy, le pareti verdi del salotto sono tappezzate con le foto di Carla. «Nell’armadio ci sono il suo cappottino e il grembiule nero con il fiocco blu, ho conservato anche quaderni, poesie e disegni – racconta la madre – Ho cercato di tenerla viva, ripensando ai momenti belli».
Il futuro
In tutti questi anni la comunità («che ci ha sempre sostenuto» ripetono i familiari) ha vissuto la tragedia in silenzio. Qualche anno fa la scuola dell’infanzia è stata intitolata a Carla, oggi nel 50esimo anniversario il Comune, guidato dalla sindaca Federica Piras, ha deciso di trasformare il dolore in speranza. «Ricordare Carla significa mantenere viva la sua memoria ma anche creare un contesto in cui i bambini siano ascoltati, rispettati e tutelati» spiega. Ed ecco che, in collaborazione con la società Nabui prendono forma “Le giornate di Carla” «un percorso educativo che vada oltre la commemorazione» osserva Roberta Falcone. La famiglia è in prima linea «fiera che la storia di Carla possa essere utile per ricordare i diritti dei bambini». Ieri sera è stata celebrata una messa, venerdì 30 al teatro l’incontro con Francesca Cavallo, autrice dei bestseller “Storie della buonanotte per bambine ribelli” e “Storie spaziali per maschi del futuro”. Il 10 novembre lo spettacolo teatrale della compagnia Arione De Falco, il 13 si parlerà di diritti dei bambini con l’ex magistrato Gherardo Colombo, infine il 20 novembre, in occasione della Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, sono in programma laboratori a cura di Marta Pala.
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