Altezza massima diciotto centimetri, sotto gli undici dice che è da depressione. Parte certo da una buona base, Marco Argiolas, cagliaritano, 63 anni, ex dipendente di banca, nome d’arte Mark Heels (Mark Tacco), e una passione per le scarpe alte che lo portano a quota due metri. Guarda tre quarti d’umanità dall’alto, schiva occhiatacce, pavimenti sconnessi e sanpietrini - roba da manuale - e assicura che no, non è provocazione, ma sul pizzico di egocentrismo prima nega e poi ritratta.
Quando ha iniziato?
«Ho sempre avuto la passione per le scarpe da donna, in particolare con il tacco molto alto».
Le usa da?
«Circa vent’anni, prima solo a casa, di nascosto. Da sei le indosso liberamente».
È una provocazione?
«No, provocazione non direi. È più una questione estetica».
In che senso?
«Mi piaccio con i tacchi. La prima volta ho pensato: “Cavolo, sto proprio bene”. Così ho iniziato a indossarli».
Un pizzico d’egocentrismo ci dev’essere…
«Beh, sicuramente mi piace ricevere complimenti. Non posso negarlo».
Altezza media?
«Quindici centimetri, ma arrivo anche ai diciotto. Diciamo che sotto gli undici mi viene la tristezza, un po’ di depressione».
Sneakers e mocassini non le piacciono?
«Sì, le alterno. Ma le scarpe da donna sono indubbiamente più belle».
Ma sta comodo?
«Comodissimo, lo giuro».
Problemi concreti: calli e vesciche?
«Niente di tutto ciò. Neanche storte o cadute».
Quante scarpe ha?
«Con il tacco circa 150. Vari modelli, dal tronchetto alle décolleté».
Orientamento sessuale?
«Sono etero, ma se fossi gay non sarebbe un problema. Certo, associare una tipologia di scarpa alla sessualità è triste e preoccupante».
È sposato, sua moglie che dice?
«Non gradisce, ma io non entro nel merito dei suoi gusti in fatto di calzature. Non dovrebbe farlo neanche lei».
I suoi figli approvano?
«Diciamo che hanno reazioni variabili. Sicuramente ho insegnato loro l’accettazione del diverso».
Se suo figlio si vestisse da donna?
«Liberissimo di farlo, non sarebbe un problema. L’importante è che stia bene».
Per strada cosa le dicono?
«Anche in questo caso le reazioni sono variabili. Le donne in genere apprezzano, loro ne fanno una questione estetica: piaci o non piaci».
E gli uomini?
«Sicuramente apprezzano meno. Con le loro fisime patriarcali e omofobiche a tanti vedere un uomo con i tacchi crea squilibrio. Come se sentissero minacciata la virilità e colpita la loro granitica dimostrazione di eterosessualità».
Con la sua come va?
«Non mi sento certo meno uomo con i tacchi. Anzi, mi piaccio molto».
Il commento più sgradevole.
«In banca. Un collega mi disse che facevo schifo, roba da procedimento disciplinare. Ho lasciato perdere».
Siamo pronti a vedere un uomo con le scarpe alte?
«Sicuramente abbiamo fatto passi avanti, ma c’è ancora tanto da lavorare».
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