Dilettanti.

La scomparsa delle piazze storiche 

Dal Carbonia all’Olbia fino al Quartu 2000, il calcio sardo perde tanti club illustri 

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Un totale di 208 anni di storia cancellati in un attimo. Sono quelli “scomparsi” con la mancata iscrizione in Eccellenza di Carbonia (fondato nel 1939) e Olbia (nato addirittura nel 1905), due piazze di spessore del calcio sardo che non sono riuscite a superare una crisi finanziaria che – per entrambe – andava avanti ormai da diverso tempo e non era più sostenibile.

Formalmente, fino al prossimo 20 agosto, potrebbero ancora mantenere l’affiliazione e l’anzianità federale maturata: dovranno presentare una richiesta scritta alla federazione, che permetterebbe di continuare l’attività. Intanto, però, i rispettivi sindaci si stanno muovendo per la creazione di nuove società che facciano ancora rotolare il pallone nei due territori: nel caso, sarebbero iscritte in soprannumero nei gironi B (Carbonia) e H (Olbia) di Seconda Categoria. Ma, nella migliore delle ipotesi, dovranno ripartire dal basso.

Il crollo

Quella di Carbonia e Olbia non è una scomparsa all’improvviso. Negli ultimi anni, più volte entrambe erano state a un passo dalla mancata iscrizione: i bianchi, in particolare, a luglio 2025 non erano stati ammessi in Serie D ma si erano salvati in extremis con il ricorso. E anche durante la stagione, più volte, la situazione era apparsa disperata tanto che i giocatori si erano fermati per sciopero visto che non ricevevano lo stipendio.

Fondato nel 1939, il Carbonia ha disputato 12 campionati di Serie C (dal 47-48 al 59-60), 6 di C2 (dall’82-83 all’87-88) e 17 di Serie D (con vari nomi, l’ultimo nel 2021-2022, vincendola nel 1953 e nel 1982). Era già fallito nel 1990, ripartendo dalla Terza Categoria, e nel 1991 acquisì il titolo della Sguotti per essere ammesso in Promozione. Altrettanto illustre il ruolino dell’Olbia: 19 stagioni in C (l’ultima nel 2024, nel 2022 giocò i playoff), ben 23 di C2, 26 di Serie D (vinta ben 5 volte, nel 2002 anche con lo scudetto). E, a sua volta, in Gallura si era dovuto registrare un primo fallimento, nel 2010 con l’esclusione dalla Seconda Divisione di Lega Pro. All’epoca aveva avuto modo di riprendere in Eccellenza.

Le defezioni

Gli organici della stagione 2026-2027 del calcio sardo, però, non vedono solo la scomparsa di Carbonia e Olbia. A 51 anni dalla fondazione, datata 1975, non si è iscritto il Quartu 2000: un’altra società storica finita in crisi, tanto che nell’ultimo campionato di Prima Categoria era retrocesso con appena 8 punti. Il 18 maggio 2003 i biancoverdi, con Beppe Martinez come allenatore, battendo la Tharros nello spareggio di Villacidro erano saliti in Eccellenza, categoria mantenuta fino al 2008 e raggiungendo la finale playoff nel 2007 contro il Budoni.

È saltato anche il Porto Rotondo, dopo 40 anni di attività, lasciando la Seconda Categoria: un’altra società olbiese, istituita nel 1986 e che aveva fatto l’Eccellenza fino all’anno scorso (dal 2023 come San Teodoro Porto Rotondo, grazie alla fusione con i viola). Stesso discorso per la Calmedia Bosa, nata nel 1970, che proseguirà solo con le giovanili. C’è poi la questione del Guspini, data di fondazione 1947, che si è fuso con l’Arbus e ha dato vita alla nuova società Costa Verde: l’unico modo per restare in vita, visto che la dirigenza uscente altrimenti non si sarebbe iscritta al campionato. Un bollettino pesante, che priva i nuovi tornei di piazze storiche e territori che a lungo hanno visto i livelli più alti del calcio regionale. Con la speranza che cambi qualcosa e che queste situazioni in futuro siano sempre meno frequenti.

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