L’allarme

La rete dei minorenni suprematisti 

Propaganda razziale e istigazione a delinquere: indagini su 17 giovani 

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Roma. Dei provetti emulatori, farciti di slogan in salsa razzista e omofoba, manuali per ordigni, lame e l’esaltazione di terroristi autori di stragi. Tanto da ispirare qualcuno a proporre un attentato a scuola.

I canali

Il sottobosco dei canali italiani dei suprematisti su Telegram è popolato da una rete composta da diversi adolescenti, alcuni dei quali individuati dai carabinieri del Ros, che assieme agli agenti della Digos hanno effettuato perquisizioni in diverse città nei confronti di diciassette persone - tra cui appunto quattordici minorenni - accusati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale e religiosa, con aggravanti di terrorismo.

Il loro ritrovo per l’indottrinamento e la condivisione erano ancora una volta i gruppi social, dalla “Chat del Nuovo Ordine Europeo” a quella del "Fronte Fascista Italiano”, con post contro ebrei, omosessuali e afroamericani. Gli idoli andavano da Hitler fino agli stragisti della supremazia bianca dei tempi moderni, come Brenton Tarrant, fautore di attacchi a moschee con decine di morti, o l'estremista norvegese Anders Breivik, che quindici anni fa aprì il fuoco contro i partecipanti di un campo estivo politico sull'isola di Utoya: tutti protagonisti di mattanze che avrebbero affascinato il tredicenne che alcuni giorni fa ha accoltellato nella capitale la prof in aula.

Le indagini

L’età degli indagati va dai 16 anni fino ai maggiorenni, le perquisizioni di queste ore sono state effettuate a Como, Catanzaro, Bologna, Roma, Milano, Reggio Emilia, Benevento, Genova, Udine, Palermo, Trento, Verona, Napoli e Brescia. In alcune delle loro abitazioni, oltre alle bandiere con i simboli nazisti, anche diversi coltelli. Alcuni dei ragazzi, non ancora identificati, proponevano un attacco a una moschea, a una sinagoga e «anche in una scuola». Uno degli indagati tentava - a quanto si legge dal decreto di perquisizione - di «reclutare altri utenti Telegram affinché si unissero al gruppo, previa necessità di compilazione di un format per l’ammissione». Nel gruppo, l’amministratore era il “capo supremo” e gli altri partecipanti acquisivano mano mano vari gradi e ruoli: dal “segretario” alla “camicia nera”, passando per “Ss caporal”. Tra le frasi delle chat i deliri dei ragazzi: “Spero in un reset di massa”.

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