Il caso.

La crisi del Carbonia rischia di finire in Procura 

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Sulle recenti vicissitudini del Carbonia Calcio rischia di metterci mano la magistratura, chiamata a stabilire come sia stato possibile far precipitare il club minerario nella crisi finanziaria che ha portato questa estate a un vero e proprio terremoto. La “vecchia” (per modo di dire) Asd Carbonia Calcio militava sino allo scorso maggio in Eccellenza ed era reduce da una salvezza ottenuta un modo anche brillante. Ma le condizioni economiche della società hanno costretto la dirigenza a non iscrivere la squadra al massimo torneo regionale lo scorso 30 luglio, con il mancato versamento della prima rata.

Ai primi di agosto, a “soppiantare” l’Asd Carbonia Calcio è stato il Carbonia 1939, club nato con l’avvallo del Comune e della Federazione in quanto ritenuto erede della storia calcistica della città e quindi autorizzato a iscriversi al campionato di Seconda Categoria, dove giocherà in soprannumero dal prossimo 27 settembre nel Girone B. Ma tecnicamente, benché inattiva, come società l’Asd Carbonia Calcio esiste ancora e continua a far notizia. Intanto perché il presidente Andrea Meloni, in carica da un anno, ha formalizzato le sue dimissioni. Le aveva già preannunciate in febbraio, poi le aveva ritirate, infine le ha confermate ora.

Ma Meloni fa di più: anticipa senza mezzi termini che sarà la Procura della Repubblica a fare luce sui motivi del dissesto economico: «Abbiamo conferito appositi mandati e incarichi», spiega, «a professionisti del settore legale ed economico per verificare le cause del dissesto finanziario al fine di tutelare il patrimonio associativo: i professionisti ne daranno notizia alla Procura a tutela delle condotte, da chiunque portate in passato, che hanno creato numerosi danni alla società, e di riflesso agli atleti e alla città».

Già in passato, Meloni aveva chiamato in causa la precedente gestione la quale aveva però respinto le contestazioni. Ora parola ai legali, e parleranno le carte.

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