Stand Up Paddle.

istedda, dalla sardegna ai mondiali 

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Soli tre anni di storia, ma già dei tricolori in bacheca e la partecipazione al secondo mondiale nel mirino. Nata nel 2024, Istedda, squadra sportiva cagliaritana di Sup - Stand Up Paddle - è un’eccellenza a livello nazionale di una disciplina sportiva molto quotata nel Centro-Nord Europa ma che ha trovato, nel capoluogo sardo, lo specchio d’acqua ideale. Non a caso, tra i 500 qualificati al Mondiale del 14/18 ottobre a Sabaudia, ci saranno gli alfieri Francesco Usai, Reza Nasiri, Fabrizio Gasbarro e Lorenza Cruciani.

È Francesco Usai, presidente, responsabile tecnico e atleta di Istedda, a snocciolare i dati: «Abbiamo circa 90 tesserati, di cui 22 agonisti, ed è curioso che il 90% dei nostri atleti non sia sardo. Non abbiamo sponsor, né sede: siamo ospiti della Canottieri Ichnusa a Su Siccu, ma andiamo avanti con grandi sforzi, economici e non. Per arrivare in spiaggia, ogni volta dobbiamo trasportare tavole di 4 metri, leggere ma fragili e costose».

Dopo l’esordio nel 2024, lo scorso anno sono arrivati terzi assoluti ai “tricolori” (5 ori, 3 argenti e 1 bronzo nei singoli), e portato per la prima volta due atleti al mondiale, chiuso con un 8° posto nella technical finale C, un 26° nella distance (Usai) e un 7° nella inflatable (Nasiri). Prima del Mondiale, Istedda sarà di scena alla 6ª tappa del Nazionale di categoria e specialità, a Igea Marina (26/27 settembre).

«Siamo una bella realtà positiva e inclusiva, che merita di essere valorizzata e supportata. Tra i nostri portacolori anche il vicecampione del mondo Reza Nasiri, Alessandra Corona, atleta diabetica terza assoluta ai nazionali 2024, e tanti atleti Master. È una disciplina per tutti, in Academy abbiamo atleti dai 10-12 anni in su», racconta Usai. «Ai nostri allievi forniamo subito le basi per muoversi in sicurezza e gestire la situazione nel caso le condizioni del mare cambino repentinamente. Con tavola e pagaia giuste, se una persona è predisposta, già in 6-7 lezioni riesce a trovare la giusta autonomia. Siamo nati come società amatoriale, poi ci siamo resi conto che Cagliari ci consente di essere competitivi a livello internazionale sia su acque piatte sia su onda. E questo sta facendo la differenza».

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