Il report.

Industria, la ripresa è ancora troppo timida 

L’Istat: fatturato in crescita dello 0,6%. Male gli scambi coi Paesi extra Ue 

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Il 2025 si chiude con un piccolo rimbalzo per il fatturato dell’industria italiana: secondo l’ultimo dato Istat l’anno termina con un timido +0,6%. Una dato positivo che però, fanno notare anche i consumatori, non riesce a recuperare le perdite degli anni precedenti, come il -4,3% del 2024.

L’analisi

Parte male l’interscambio commerciale con i Paesi extra-Ue nel 2026: a gennaio le importazioni sono scese del 3,9%, mentre le esportazioni hanno segnato un calo dell’1,9%. Il dato, rispetto ai diversi Paesi, è condizionato dalle varie tensioni internazionali: sul lato export infatti si rilevano flessioni su base annua verso quasi tutti i principali Paesi partner extra Ue27. Le più ampie riguardano Paesi Mercosur (-18,5%), ma su questo dato è atteso l’effetto del recente accordo con l’Ue ratificato giovedì da Uruguay e Argentina. Il Giappone segna un -16,2%, il Regno Unito -14,8%, i Paesi Asean -7,1%. Cala l’export anche verso gli Stati Uniti (-6,7%) sulle quali pesano i dazi trumpiani. Aumentano soltanto le esportazioni verso Svizzera (+15,3%) e la Cina (+14,5%).

Il fatturato

Tornando al fatturato continuano a trainare i servizi: si conferma una crescita del +1,9%. Anche i volumi mostrano, nella media dell’anno, una moderata crescita in entrambi i comparti. Solo per quanto riguarda dicembre 2025 - spiega Istat - si stima che il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, aumenti in termini congiunturali dello 0,5% in valore e dell’1,7% in volume.

Male il mercato interno, con una variazione nulla in valore ed un incremento del 2,3% in volume. Su quello estero invece si registrano aumenti dell’1,3% in valore e dello 0,7% in volume. Per il settore dei servizi si stima una crescita congiunturale dell’1% in valore e dello 0,8% in volume. Istat segnala anche che, sempre a dicembre, gli indici corretti per gli effetti di calendario del fatturato in valore riferiti ai raggruppamenti principali di industrie registrano, su base annua, una diminuzione per la sola energia (-15,6%), mentre si osserva un aumento per i beni intermedi (+2,3%), per quelli di consumo (+2,7%) e per i beni strumentali (+9,6%).

Nel complesso - commenta Codacons - «Numeri che non bastano a recuperare le perdite registrate dall’industria negli ultimi anni». Un «rialzo insufficiente. - dice Unc - I dati sono deludenti e inadeguati».

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