«Con la consensuale in circa 45 giorni dalla data di deposito si può arrivare ad una sentenza di separazione o di divorzio». Così il presidente del Tribunale di Cagliari, Vincenzo Amato: «Questo comporta una minore sofferenza personale anche per i figli, ma consente anche una definizione immediata e molto più economica di situazioni patrimoniali spesso complicate». E i numeri confermano l’andamento: le separazioni giudiziali sono state 265 nel 2023, 254 l’anno successivo e lo stesso numero lo scorso anno. Quelle consensuali sono passate da 498 del 2023 a 517 del 2025. Anche i divorzi denotano un calo del conflitto, con quelli giudiziali passati da 311 nel 2023 a 301 nel 2025, mentre gli accordi sia in fase di separazione che nel divorzio sono saliti da 41 nel 2023 a 108 lo scorso anno. Restano, però, tanti conflitti: spesso durissimi.
«Se è vero che i fisiologici lunghi tempi dei processi inducono le parti a pervenire ad un accordo», spiega Anna Maria Demontis, presidente territoriale di Avvocatura e Famigia, «è altrettanto innegabile che il protrarsi del contenzioso esaspera la conflittualità ed i rancori e le questioni di principio si acuiscono». La riforma Cartabia ha fatto in mondo che quando si arriva davanti al giudice le rispettive posizioni dell’ex coppia sino già esplicte e chiare. «A mio giudizio», conclude, «il contenzioso sarebbe in larga parte contenuto se si incentivasse l’autonomia negoziale fra i coniugi, con patti a latere che possano disciplinare e anticipare motivi di lite in sede separativa o divorzile di carattere patrimoniale, nel rispetto dei doveri inderogabili dei coniugi e dei diritti della prole». (fr.pi.)
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