Intel affonda del 30% a Wall Street, nella sua peggiore seduta dal 1974, e trascina al ribasso i titoli tecnologi e l'intero Nasdaq, proseguendo il trend di correzione dei corsi di Borsa alimentati dai timori sulla sostenibilità del boom dell'intelligenza artificiale.
Il colosso Usa dei microprocessori, all'indomani della diffusione dei suoi conti, sconta le stime più conservative rispetto a quelle degli analisti sui tre mesi in corso a causa della chiusura di uno stabilimento in Israele e della perdurante debolezza del mercato dei Pc: ricavi fra i 15 e i 16 miliardi di dollari, meno dei 17 miliardi attesi, dopo che nel terzo trimestre si sono attestati a 16,5 miliardi, in linea con le previsioni.
Lo scenario
Il crollo di Intel rappresenta un duro colpo anche per l'amministrazione Trump, che oltre un anno fa ha guidato il governo Usa all'acquisizione di una quota del 10% nell'azienda. Malgrado si si tratti ancora di un investimento redditizio, il valore della partecipazione è diminuito di circa 12 miliardi di dollari.
In un Nasdaq in calo di oltre il 3%, Amazon, dopo un avvio da incubo a -9%, ha ridotto le perdite a poco meno del 2%, pagando utili e ricavi per il terzo trimestre inferiori alle proiezioni di Wall Street. La società ha registrato negativi flussi di cassa (42,4 miliardi) e confermato le previsioni di spesa in conto capitale per il 2026, fissate a 220 miliardi, in gran parte sugli investimenti legati all'IA. Male Alphabet (-2%), all'indomani della peggiore perdita giornaliera mai registrata di oltre 12%, a causa di una trimestrale deludente.
Male SanDisk (-15%), malgrado i dati del primo trimestre fiscale oltre le stime. L'azienda, attiva nel settore dell'archiviazione dati, ha deciso di frazionare le sue azioni nel rapporto di otto a uno. Più in generale, il comparto dei semiconduttori ha accusato pesanti ribassi. Il colosso dei microchip per l'IA, Nvidia, ha perso il 4%, Broadcom è scesa di circa il 6% e il produttore di chip per dispositivi mobili Qualcomm è crollato del 12%.
Gli investitori
«Non credo che questo sia il momento della verità, ma ritengo che sia una fase in cui gli investitori dovrebbero riflettere con più attenzione sul fatto che il posizionamento nel settore rimane ancora molto affollato, nonostante i fondamentali siano solidi», ha commentato Matt Orton, chief market strategist di Raymond James, ai microfoni di Cnbc.
Mentre gli investitori hanno ridotto le esposizioni sul comparto tecnologico, qulle sul petrolio hanno beneficiato di notevoli rialzi. I colossi del greggio americano hanno diffuso conti molto solidi in scia alla turbolenze create dalla guerra Usa all'Iran, tra prezzi del greggio in rialzo e domanda di prodotti raffinati in deciso aumento, a partire dal diesel.
ExxonMobil ha toccato rialzi del 3%, fino ai massimi delle ultime 52 settimane, mentre Chevron è salita del 2%: entrambe le compagnie hanno riferito di impianti operativi a ridosso se non al 100% del loro potenziale.
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