La notizia è di tre mesi fa: con le politiche del 2027 la Sardegna perderà un seggio in Parlamento. Alla Camera gli eletti passeranno da undici a dieci, mentre resterà invariato il numero di cinque senatori. La colpa è dello spopolamento. L’articolo 56 della Costituzione fissa infatti la ripartizione dei seggi sulla base della popolazione residente. E se per le elezioni del 2022 faceva ancora fede il censimento del 2011 (1,6 milioni di abitanti circa) e i parlamentari sono rimasti sedici, per la tornata che sarà celebrata a maggio o settembre prossimi bisognerà fare riferimento all’ultimo censimento, quello del 2021, che certifica un crollo demografico di quasi centomila abitanti. Da qui i nuovi conteggi. Ma – spiegano in una nota i senatori del Pd Marco Meloni e Antonio Nicita – «lo spopolamento non può condannare la Sardegna e la Sicilia a perdere progressivamente rappresentanza in Parlamento».
Articoli da modificare
Per questo, hanno depositato un disegno di legge costituzionale che modifica gli articoli 56 e 57, introducendo una soglia di salvaguardia per la rappresentanza delle due Regioni. Quindi, per il futuro – ma non sarà comunque possibile recuperare il seggio perduto – sulla base del ddl il numero dei componenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati eletti nelle isole non potrà essere inferiore a quello risultante dalla ripartizione basata sul censimento 2021. Sempre per effetto del calo di popolazione avranno una casella in meno anche l’Abruzzo, il collegio Campania 2, la Puglia e la Calabria.
Circolo vizioso
Meloni e Nicita legano la perdita di rappresentanza al fattore insularità. «Distanze, costi dei trasporti, carenza di servizi e minori opportunità di lavoro e di studio contribuiscono a una bassa natalità e a un’alta e crescente emigrazione, specie giovanile», sostengono, «si crea così un circolo vizioso: gli svantaggi dell’insularità contribuiscono allo spopolamento, il quale a sua volta rischia di ridurre il peso delle Isole nelle istituzioni chiamate ad adottare provvedimenti per ridurre quegli stessi svantaggi».
La proposta dei due senatori mantiene il criterio della popolazione, ma introduce una tutela contro le future riduzioni della rappresentanza. Non ripristina il numero dei seggi precedente alla riduzione dei parlamentari e non aumenta il numero complessivo di deputati e senatori. Ma soprattutto, concludono Meloni e Nicita, «approvare questa riforma significa dare concreta attuazione anche sul terreno della rappresentanza al principio di insularità, riconosciuto dalla Costituzione nel 2022 e rimasto inattuato in questa legislatura per responsabilità del governo e della maggioranza di centrodestra».
(ro. mu.)
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