La Sardegna rischia di perdere una parte importante dei fondi europei. Non sarà domani, perché il pericolo riguarda la programmazione del prossimo bilancio Ue 2028-2034, ma per evitarlo bisogna intervenire in anticipo. Lo sta già facendo il Pd sardo che ieri ha presentato un documento – l’Eurodossier Sardegna 2026 – che fa seguito alla missione dei consiglieri dem a Bruxelles dove hanno stabilito un’intensa collaborazione con l’ufficio dell’eurodeputato Giuseppe Lupo. «Abbiamo esplorato ciò che l’Ue può fare per la Sardegna – ha spiegato il capogruppo Roberto Deriu – il tema è proprio questo: capire quali sono le procedure e i dossier che possono essere attivati presso l’Ue per conseguire vantaggi a beneficio dell’Isola». Ora, ha aggiunto, «si riparte dal nuovo bilancio europeo, un’occasione per programmare le risorse sulla base delle necessità della Sardegna e delle altre regioni d’Europa. Per fare questo bisogna far sentire la propria voce, per riuscirci dobbiamo adeguatamente fotografare la situazione economica e sociale dell’Isola, e trasferire attraverso una struttura tecnica adeguata le nostre richieste all’Ue». Possibilmente dopo averle condivise con il centrodestra: «Il Consiglio regionale non può non vedere che nel passato molte risorse non sono state attribuite alla Sardegna oppure, tra quelle attribuite, molte sono state restituite. Un danno per l’Isola che deve essere evitato».
Il dossier
La probabilità di veder diminuire le risorse è legata alla riforma del bilancio europeo. In particolare – si legge nel dossier – alla proposta di accorpamento di Fondi attualmente distinti (Fesr, Fse+, Jtf, Feampa, in parte la Pac) in unico strumento (“single fund”) gestito però – e questo farebbe davvero la differenza – a livello nazionale e non regionale. Per le Regioni questo implica due conseguenze: la perdita della titolarità diretta della programmazione (oggi i Fesr sono adottati dalla Commissione Ue su proposta regionale), e «la negoziazione interna agli Stati membri per la ripartizione, in cui le Isole rischiano di essere svantaggiate rispetto alle aree metropolitane». In questo, la proposta è ispirata alla logica del Pnrr che di sicuro ha accelerato la spesa riducendo però la funzione delle Regioni. Quali dovrebbero essere le strategie da mettere in campo? Sempre il dossier propone alcune linee d’azione.
Strategie
Tra le altre, quella di «costruire una posizione regionale unitaria sul ciclo 2028-2034, una piattaforma chiara che tenga assieme i diversi dossier ed eviti il loro trattamento isolato». Poi: «Usare la strategia Ue per le Isole come contenuto politico unitario in cui far convergere richieste legate a continuità territoriale, Sulcis, infrastrutture digitali, aree interne, filiere agricole e pesca sostenibile, Einstein Telescope». Ancora: «I fondi europei devono finanziare anche competenze, formazione tecnica, riqualificazione dei lavoratori, servizi territoriali e capacità amministrativa». Infine, la tesi di fondo: «La Sardegna è una regione insulare con svantaggi permanenti, ma anche una piattaforma mediterranea, energetica, marittima, rurale scientifica, e digitale. La strategia europea della Regione dovrebbe partire da questa doppia natura: chiedere compensazione dove l’insularità produce costi strutturali, proporre invesimenti dove l’Isola può contribuire agli obiettivi europei».
La Regione
Ma, di fatto, cosa sta facendo la Regione? Ieri l’assessore alla Programmazione (e consigliere dem) Giuseppe Meloni ha riconosciuto che «sulla nuova programmazione 2028-2034 è forte il rischio di accorpamento e accentramento dei fondi». Soprattutto, «parlo del fondo di sviluppo regionale oggi gestito in Sardegna e che potrebbe finire gestito a Roma in un fondo unico, con decisioni calate dall’alto e risorse che rischiano di diminuire». Detto questo, se il Pd ha fatto un lavoro di concerto con l’europarlamentare Lupo, «ci stiamo battendo anche come Regione Sardegna». In che modo? «Abbiamo partecipato a una riunione delle Regioni e Province autonome dove tutti abbiamo rappresentato la stessa preoccupazione. Ne è scaturito un documento comune già consegnato al Governo: l’obiettivo è agire tutti assieme a Bruxelles per difendere questo principio: conservare l’entità dei fondi e fare in modo che vengano gestiti nei territori». (ro. mu.)
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