La guerra

Gli Usa: tregua dell’energia fra Mosca e Kiev 

«Sospesi gli attacchi sulle raffinerie» L’Ue a Putin: stop alle provocazioni 

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Rovaniemi. Dalla Finlandia i big dell’Ue rinnovano il sostegno all’Ucraina, dopo l’attacco al treno passeggeri al confine con la Polonia, dove da lì a poco sarebbero passati i consiglieri diplomatici di Paesi europei, tra cui l’Italia. «Un messaggio per spaventarci», è l’analisi dei 12 partecipanti al primo vertice europeo sull’Artico. L’unica risposta è aiutare ancora di più Kiev, per mostrare di non essere ricattabili. «Qui, nell’estremo nord dell’Europa, si può vedere quanto sia a rischio la pace, non posso che esortare tutti noi a prendere sul serio questa minaccia», ha detto il cancelliere tedesco Friedrich Merz. «Se i russi pensano di poter minare la nostra unità nel sostegno all’Ucraina, si sbagliano», gli ha fatto eco il premier finlandese Petteri Orpo. «Stanno giocando una partita molto pericolosa», ha aggiunto.

Infrastrutture

Intanto Donald Trump annuncia che Ucraina e Russia hanno concordato di non colpire le rispettive infrastrutture energetiche, all’indomani del rimbrotto all’indirizzo di Kiev lanciato dal suo campo da golf irlandese di Doonbeg per aver preso di mira con insistenza le raffinerie di Mosca. «L’Ucraina ha accettato di non colpire obiettivi energetici russi. La Russia ha accettato di fare lo stesso!», ha scritto il tycoon in un post su Truth, convinto che «l’aumento del prezzo del diesel a livello mondiale» sia stato «causato principalmente dalla guerra tra Russia e Ucraina, non dall’Iran».

Il voto

Le elezioni di midterm incombono, e The Donald ha fatto sua la lettura già esposta nei giorni scorsi dal segretario al Tesoro Scott Bessent sull’aumento dei prezzi dei carburanti negli Usa come conseguenza degli attacchi ucraini agli impianti russi di raffinazione del greggio. Il diesel in America ha toccato la media i 6,23 dollari al gallone, un’enormità rispetto ai 3,8 dollari circa relativi a fine febbraio, poco prima che Usa e Israele attaccassero l’Iran. Kiev è pronta alla tregua ma chiede garanzie perché, ha spiegato Volodymr Zelensky su Telegram, «non è sicura che la Russia abbia la volontà di rispettare qualsiasi accordo». «Se i partner sono disposti a garantire che la Russia smetterà di colpire la nostra rete elettrica, le nostre altre infrastrutture energetiche, le infrastrutture critiche e il flusso di cibo, noi, ovviamente, siamo pronti a garantire una corrispondente cessazione dei nostri attacchi», ha proseguito, aggiungendo che, come prevedibile, «ci aspettiamo che i partner forniscano dettagli concreti».

I dubbi del Cremlino

Il leader di Kiev, nei giorni scorsi, aveva chiesto lo stop degli attacchi alle infrastrutture energetiche in vista dell’inverno: la Russia aveva respinto la proposta, mentre ha esultato per la richiesta di Trump a Kiev di colpire altri bersagli piuttosto che le raffinerie. «Naturalmente, non possiamo che accogliere con favore qualsiasi richiesta al regime di Kiev di interrompere gli attacchi contro le infrastrutture economiche pacifiche», ha commentato il portavoce di Putin, Dmitry Peskov. Fonti vicine al Cremlino, scrive il Financial Times, affermano ora che lo zar è riluttante a raggiungere un accordo prima dell’inverno, ritenendo che gli attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine potrebbero aumentare la pressione su Kiev affinché faccia delle concessioni.

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