NAPOLI. Con un termosifone ha bloccato la porta del tugurio dove l'aveva attirata in trappola, le ha tolto di mano il cellulare con la scusa di usarlo per fare luce nel buio di quell'anfratto e poi sono iniziate le violenze, brutali, per più di tre ore. È un racconto da brividi quello reso da una ragazza poco più che maggiorenne che, a Castellammare di Stabia (Napoli), tra il 2 e il 3 agosto è rimasta ostaggio delle minacce, delle botte e dei ripetuti abusi sessuali di un giovane di 26 anni, conosciuto sui social e arrestato dai carabinieri dopo oltre un mese di indagini.
Quasi soffocata
I pm di Torre Annunziata contestano all'indagato i reati di violenza sessuale, lesioni personali e sequestro di persona pluriaggravati. Durante quelle terribili ore (dalle 21.15 fino dopo mezzanotte) il 26enne ha stretto le mani intorno al collo della vittima, ignorando le sue suppliche. Le ha spruzzato acqua in gola con una bottiglia, quasi soffocandola, chiedendole di fingere di essere morta. L’appuntamento si è trasformato in un film dell'orrore. Quel ragazzo l'aveva conosciuto su Instagram. Lì si sono scambiati i numeri di cellulare. Da quel momento numerosi messaggi WhatsApp, conversazioni tra due ragazzi che si piacciono. Sempre in chat (dal vivo non si erano mai visti) lui le aveva parlato di un terribile incidente stradale, in cui era rimasto gravemente ferito, costato invece la vita al fratello.
«Potresti uccidermi»
Il 2 agosto si sono visti. Lui le aveva detto che l'avrebbe portata in una casetta col giardino. Lei ci aveva scherzato su, dicendogli che in un posto così isolato avrebbe potuto ammazzarla. Il ragazzo le aveva risposto di essere incapace di fare del male. Invece in quella cantina polverosa è diventato il suo aguzzino. L’ha minacciata («vedi dove sei, stasera ti uccido»), picchiata e violentata. L'ha bloccata a terra con due travi di legno sul petto, mentre lei reagiva graffiandolo.
Finite le violenze le ha chiesto di non rivelare a nessuno quello l’accaduto. Poi, finalmente, l'ha lasciata uscire. Lei ha raggiunto la sua auto dove ha tentato inutilmente di chiamare un amico. Colta da una una violenta crisi d'ansia, e solo dopo un po’ è riuscita a tornare a casa. Richiamata dall’amico, ha contattato il 1522 e si è recata al pronto soccorso. Poi, grazie a un centro antiviolenza, ha depositato una circostanziata denuncia dai carabinieri, che hanno avviato le indagini e arrestato il 26enne.
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