La protesta.

Camici bianchi in piazza: no all’obbligo nelle case di comunità 

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«Non si tratta di una lotta sindacale, ma di una battaglia per la sopravvivenza del Sistema sanitario nazionale. Siamo come una squadra già esausta, alla quale si chiede di fare un’altra partita. Non è pensabile continuare così», avverte Luciano Congiu, segretario regionale dello Smi, il sindacato dei medici di medicina generale che oggi e domani sciopererà contro l’accordo stralcio sulle Case di comunità del 23 giugno.

Sono previste manifestazioni e assemblee in diverse città (Roma, Rieti, Milano, Palermo, Napoli, Pescara), i motivi della protesta riguardano il debito orario nelle Case di comunità e il ruolo unico in medicina generale. Le proposte avanzate riguardano invece: l'istituzione del doppio canale con accesso volontario alla dipendenza; l'attivazione della scuola di specializzazione universitaria in medicina generale; la reintroduzione dell'area della medicina dei servizi; l'implementazione degli organici del 118; il riconoscimento di adeguate tutele.

«La situazione è insostenibile», sottolinea Congiu, «e in Sardegna in particolar modo, con un’età media dei professionisti molto elevata. Siamo stremati, oberati dalla burocrazia, e ora ci impongono ulteriori impegni, come l’obbligo di prestare servizio nei nuovi presìdi. È anche per questo che i giovani non vogliono fare medicina generale, e che molti colleghi scelgono la strada del prepensionamento».

Non aderisce allo sciopero la Fimmg: «Se la protesta è più che legittima e condivisibile, chiudere gli studi per due giorni non porterà a nessun risultato concreto. Servono proposte, in particolare soluzioni contrattuali che consentano di potenziare l'attività dei medici di famiglia negli studi sul territorio».

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