«Gestirli è diventato difficile, impossibile. Sono aggressivi, non rispettano nessuna regola, alzano le mani, sputano, rompono ciò che trovano, escono la notte nonostante il divieto. Sì, siamo disperati e in tanti momenti abbiamo paura, ci sentiamo soli». Parole forti che, a fatica e con dispiacere, pronuncia Bonaria Urru, rappresentante legale della cooperativa sociale Night and Day che gestisce il centro migranti per minori, a Cabras. Nelle ultime settimane le denunce per furti, molestie, violenze e altri comportamenti non corretti da parte di alcuni migranti nei confronti dei cittadini sono aumentate. Ecco perché il sindaco di Cabras, Andrea Abis, tre giorni fa ha chiesto al prefetto la chiusura della struttura dove attualmente vivono 17 minori. Ma i gestori non la pensano così, nonostante le difficoltà che affrontano ogni giorno.
Le difficoltà
Bonaria Urru non nasconde che tante denunce presentate alla stazione dei carabinieri arrivano proprio dal centro di accoglienza. «Non possiamo far più finta di nulla, anche perché se non informiamo le forze dell’ordine di ciò che succede anche all’interno della struttura, nessuno può prendere provvedimenti. Non voglio giustificare certi comportamenti, ma è giusto sottolineare che alcuni di questi ragazzi provengono da situazioni difficili. Per loro rubare è normale, come lo è picchiarsi, aggredire le persone e provocare le risse. Sono atteggiamenti a cui sono abituati da quando sono nati. Sono loro stessi che ci raccontano questo. Molti mangiano con le mani e non vogliono saperne di imparare le buone maniere. Qualche giorno fa – racconta ancora Urru – un ragazzo ha preso l’estintore e lo ha attivato. Abbiamo avuto il terrore che facesse male a qualcun altro. Sono ragazzi con grosse problematiche. Io stessa ho trascorso diverse ore in ospedale perché uno di loro presentava problemi psichiatrici. Nei mesi scorsi abbiamo deciso di pagare una guardia giurata per evitare che uscissero dopo le 21.30, l’orario massimo stabilito. Anche a loro tutela. Ma nulla, escono lo stesso, è impossibile trattenerli dentro, abbiamo paura delle loro reazioni».
Le richieste di aiuto
Bonaria Urru è a contatto con queste problematiche tutti i giorni: «Sono ragazzi che hanno bisogno di un processo educativo forte, mirato e prolungato nel tempo. Il centro che gestiamo noi non può offrire questo tipo di servizio, è una struttura di transizione. Nel nostro caso, ad esempio, ci sono 5 ragazzi che hanno grossi problemi e che dovrebbero essere seguiti singolarmente da “educatori privilegiati”. Le figure presenti nel centro, una ventina tra mediatori, traduttori e assistenti vari, non bastano. Alle istituzioni chiedo proprio questo: assistenza singola e mirata. Noi siamo per l’accoglienza, ma con gli strumenti giusti. L’altra alternativa è il trasferimento in altre strutture. Non conto le mail che abbiamo inviato ai servizi sociali del Comune, ma la risposta è sempre la stessa: “Non ci sono strutture idonee per il trasferimento”. Spero che qualcuno si renda conto che la situazione ormai è sfuggita di mano». Urru non condivide la chiusura del centro: «Perché all’interno ci sono anche ragazzi per bene».
Il garante
«Se l’accoglienza non funziona, a pagare non possono essere né i cittadini né i ragazzi ospitati». Queste invece sono le parole di Paolo Mocci, garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Oristano, che interviene sul caso. «La sicurezza urbana e il diritto della comunità locale a vivere in serenità sono beni fondamentali. Non è compito delle istituzioni minimizzare la paura dei cittadini, soprattutto quando vengono riferiti episodi di molestie, danneggiamenti, furti, aggressioni o altri comportamenti illeciti. Ma proprio per questo credo sia necessario evitare una semplificazione altrettanto pericolosa: quella di trasformare una crisi nella gestione di un centro di accoglienza in un giudizio indistinto sui minori stranieri non accompagnati. Se un ragazzo commette un reato, si accerta quel fatto e si interviene nei modi previsti dalla legge. Se un ragazzo manifesta comportamenti violenti, bisogna comprenderne le cause e garantire la sicurezza degli altri ospiti, degli operatori e della comunità. Se una struttura non è in grado di esercitare adeguatamente la propria funzione educativa e di vigilanza, deve essere verificata e, se necessario, riorganizzata o sostituita».
Pertanto – spiega Mocci – «è indispensabile un tavolo permanente tra la Prefettura, la Questura, i Comuni di Cabras e Oristano, i servizi sociali e la Magistratura minorile. Non per stabilire chi abbia ragione, ma per stabilire che cosa non sta funzionando e come correggerlo. La cosa che non possiamo permetterci è lasciare che una comunità si senta abbandonata e che, contemporaneamente, dei ragazzi minorenni vengano percepiti come un problema da spostare altrove. Una comunità sicura – conclude Mocci – non è quella che allontana i più fragili. È quella che sa pretendere regole, responsabilità e rispetto da tutti».
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