Rettore Mariotti, tra poco lascerà il suo incarico: in questi sei anni è cambiata l’università di Sassari, ma è cambiata anche la sua personale condizione di rettore. Come arriva all’addio?
«Con grande serenità. Finiscono sei anni lunghi ma brevi allo stesso tempo perché il tempo per chi amministra è sempre poco. Lasciamo un’università solida e con un bilancio solido. Investimenti importanti e significativi anche nel settore dell’edilizia, con il recupero di diversi edifici storici. Per esempio l’ex Istituto dei Ciechi, che verrà inaugurato a breve, o l’area dell’ex Monopolio Tabacchi, i lavori nel Polo Bionaturalistico di Piandanna. L’ateneo è cresciuto: è cresciuto in termini di dipartimenti, è cresciuto fuori dalle mura cittadine, così come avevo scritto nel mio programma. Mi lasci dire che giudicare un’università di proprietà solo di una città è un errore enorme. I suoi confini finiscono dove iniziano i suoi interessi».
Due obiezioni: il calo degli iscritti, come confermano i dati, e l’apertura a Olbia di un nuovo dipartimento, quello dell’Innovazione, su cui tanti sono in disaccordo.
«Partiamo dal calo degli iscritti: ci ha colpito, parzialmente, questo è vero. Ma il calo demografico è evidente, e non è solo un caso sassarese. Ci sono università che ne sono state fortemente interessate. Sassari nel suo complesso ha tenuto. È chiaro che il calo delle matricole e degli studenti regolari inciderà sul Fondo di finanziamento ordinario del Ministero, e su questo il prossimo rettore dovrà lavorare».
Poi c’è la questione della sede a Olbia: 45 milioni in arrivo dalla Regione in 15 anni. Valore aggiunto o problema per l’università di Sassari? C’è grande divisione tra i docenti, ed è un tema che inciderà sulla scelta del suo successore.
«Guardi, Olbia è a tutti gli effetti università di Sassari, questo me lo lasci dire. Sarà il nostro fiore all’occhiello. La Gallura traina la Sardegna anche sotto il profilo demografico. C’è un mondo produttivo ed economico importante e in questi anni ha avuto una gestione politica e amministrativa altrettanto importante. Abbiamo avviato, ascoltando la classe imprenditoriale, una realtà che riteniamo possa avere una proiezione nazionale e internazionale. Ma voglio aggiungere una cosa…».
Prego.
«A Olbia il nostro ateneo c’è da più di 20 anni. Ci sono due corsi di laurea di Economia con 20 anni di vita. Noi abbiamo rafforzato i rapporti, e lo abbiamo fatto in maniera convinta. E mi lasci dire, non abbiamo solo Olbia. C’è Nuoro con tre corsi di laurea; Oristano, con un corso di specializzazione. E Alghero, dove i miei predecessori aprirono e poi consolidarono la presenza della facoltà di Architettura, che oggi è un dipartimento. Ma ormai si parla solo di Olbia per gettare fumo negli occhi».
Rettore, lei è coinvolto in una inchiesta della Dda, “Monte Nuovo”. È stato rinviato a giudizio e comparirà presto in un processo con accuse pesanti, come associazione a delinquere aggravata dal metodo mafioso. Si è sempre difeso, ha sostenuto la sua innocenza. Ma non si è dimesso. Non pensa di aver creato danni alla sua università?
«Guardi, l’ho fatto nelle sedi opportune. Davanti ai direttori di dipartimento, al consiglio di amministrazione, ai rappresentanti eletti degli studenti e del personale tecnico amministrativo. Ho incontrato tutti gli organi accademici e l’ipotesi delle mie dimissioni è stata unanimemente respinta. Io non mi faccio dimettere dai blog. Ho discusso l’opportunità di dimettermi perché non volevo recare danno all’ateneo, ma soprattutto per me c’era un’altra questione: sapere se avevo ancora la fiducia degli organi accademici. Che mi hanno dimostrato grande fiducia, e stima».
Sta seguendo l’elezione del nuovo rettore?
«Solo se mi si chiede un consiglio. Allora sì, perché è anche un mio dovere esprimere un parere. Se non mi viene chiesto espressamente non do nessun consiglio e nessuna indicazione di voto».
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