Nell’inchiesta della Procura e della Finanza sulle finte aste giudiziarie che, in realtà, avrebbero nascosto delle vere e proprie truffe, la Procura e gli investigatori sono a caccia di quelli che – secondo l’accusa – sarebbero stati i presunti complici di una banda specializzata in raggiri. Il pubblico ministero Enrico Lussu ha incaricato l’esperto Andrea Cappai di esaminare tutti telefonini e i sistemi informatici che i militari hanno sequestrato ai dieci indagati.
La consulenza
Il consulente ha ricevuto l’incarico di effettuare la copia forense dei telefonini e dei tablet prelevati nelle abitazioni di Sabrina Schirru Giacomini, Alessandro Gugliando, Corrado Fresu, Gregorio Farris, Vitaliano Lecis, Francesco Mostallino, Marco Pirina, Gianpaolo Pili, Roberto Pappacoda, Giuseppe Scibilia, Roberta Pistis e Provvidenza Fois. Oltre a questi ci sarebbe anche Alessandro Gugliandolo, ritenuto il basista. L’esperto ha chiesto 60 giorni per effettuare la copia delle memorie e consegnare tutto alla Guardia di Finanza che dovrà esaminare. La Procura indaga per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, ritenendo che la presunta banda avesse messo in piedi un sistema sofisticato per carpire la fiduccia delle vittime. A difendere gli indagati si sono presentati gli avvocati Gianmarco Concas, Gianmarco Desogus, Gianluca Aste, Marco Spaunu, Erika Dessì, Pirluigi Concas, Gianmario Fattacciu e Diego Mastromarino,
L’inchiesta
Gli investigatori della Guardia di Finanza hanno già ottenuto le tracce delle movimentazioni di denaro dagli istituti di credito, ricostruendo le modalità con le quali sarebbero state messe a segno le truffe. Delegati a effettuare gli accertamenti sono i militari del Nucleo di Polizia Economico-finanziaria del Comando provinciale, coordinati dal colonnello Paolo Pettine, che nei giorni scorsi avevano eseguito decine di perquisizioni in città: tra gli indagati spiccano anche un funzionario del Comune, un messo notificatore e un vigile urbano. L’indagine riguarderebbe una lunga serie di raggiri messi a segno con delle finte vendite all’asta di case o auto di lusso (Audi, Bmw, ecc), beni proposti a prezzi molto vantaggiosi che, alla fine, si sarebbero rivelati delle truffe ideate anche con documenti contraffatti e finti notai. Per abbattere la diffidenza delle vittime i presunti truffatori avrebbero operato anche dando appuntamento nei corridoi del Tribunale (mai negli uffici), utilizzando documenti con nomi di giudici reali o inventati.
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