Il focus.

Fiera, futuro sospeso tra nautica e concerti 

Manca ancora un progetto complessivo per il rilancio del polo di viale Diaz 

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A vederla così, con quei padiglioni obsolescenti, l’asfalto sul piazzale che domina dappertutto e non concede spazio a nessuna oasi di verde, quella cancellata che ha il colore (malato) della ruggine, sembra che alla Fiera il tempo si sia fermato agli anni Ottanta. Quando, cioè, in viale Diaz arrivavano centinaia di migliaia di persone per la Campionaria della Sardegna e la Fiera era uno dei simboli economici, sociali e culturali della città. Sono passati 40 anni e lo spazio di viale Diaz oggi sembra quasi ridotto a “No man’s land”, come si intitolava il film di Danis Tanovic. Perché negli ultimi anni quei 12 ettari nel cuore della città hanno ospitato qualche concerto, qualche congresso, e qualche evento espositivo (oltre a essere stato hub vaccinale durante i primi due anni del Covid). Nel frattempo, la Fiera è stata oggetto di alcuni progetti di recupero (l’ultimo, da più di 80 milioni, della Regione del 2019) ma mai attuati. Parole, tante, quindi. Da anni. Soldi tantissimi, ma sempre a parole. Risultato: di rilancio e futuro neanche l’ombra.

L’attesa

In una città che punta sempre più sul turismo, sui grandi eventi internazionali (l’ultimo, l’America’s Cup) e sulla valorizzazione del lungomare dal porto di via Roma a Sant’Elia, la Fiera rappresenta un paradosso. Un’area enorme che potrebbe diventare uno dei principali poli del Mediterraneo per eventi, congressi, spettacoli e attività culturali, e che invece oggi restituisce invece l’immagine di una struttura senza identità. «Facciamo il massimo», spiega Cristiano Erriu, direttore generale della Fiera della Sardegna. «Il dialogo con Regione, Comune» e Autorità portuale, «è di nuovo aperto, e questa una buona notizia per il rilancio della Fiera», aggiunge. Negli anni sono circolate diverse idee: demolizioni parziali (escludendo i capannoni di Adalberto Libera e Ubaldo Badas, riconosciuti come bene identitario e quindi sottoposti a vincoli), nuove strutture congressuali, spazi dedicati alla nautica, spazi moderni per la creazione di un polo espositivo permanente delle eccellenze enogastronomiche e artigianali, aree commerciali, parchi urbani, hub dell’innovazione tecnologica, e persino ipotesi legate a grandi investimenti turistici.

Le scelte

Il Comune, seguendo un preciso indirizzo di rilancio invocato da tutti, con il piano urbanistico ha dato una destinazione d’uso della Fiera, intesa come centro per i servizi. «Nel progetto guida del Puc condiviso con la Regione e da condividere con Autorità portuale e Camera di commercio, l’obiettivo è creare una connessione con Su Siccu, legandola anche ai temi della nautica, e arrivare a definire uno spazio urbano completamente nuovo», spiega l’assessore all’Urbanistica Matteo Lecis Cocco Ortu. «C’è un’ottima collaborazione con tutti gli enti coinvolti», sottolinea l’assessore, «ecco perché sono sicuro che appena il Puc sarà adottato», primavera 2027, «il rilancio della Fiera sarà reale», aggiunge.

Il concetto lo ribadisce Francesco Spanedda, assessore regionale all’Urbanistica: «La Regione, in sinergia con il Comune di Cagliari, segue con attenzione il percorso di riqualificazione delle aree regionali strategiche presenti nel capoluogo, a partire dalla Fiera. È sul tavolo un progetto di valorizzazione dell’intera area e dei due edifici vincolati di proprietà regionale, che punti a restituire qualità urbana, funzioni e prospettive a uno spazio centrale per la città. L'obiettivo condiviso», conclude, «è rafforzare il rapporto tra Cagliari e il mare, valorizzando la connessione urbanistica, paesaggistica e sociale tra il waterfront e la città». Ma in questo momento, un piano definito non c’è.

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