L’incontro.

«Energia, stop alla speculazione. Serve la Pratobello» 

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In piedi, senza appunti, tono diretto e quasi confidenziale. Davanti a circa duecento persone, Roberto Vannacci, per molti semplicemente “il Generale”, prende la parola come si farebbe in un luogo familiare. «Ormai per me Oristano è una casa», dice, aprendo il primo appuntamento sardo del suo nuovo partito con un riferimento che intreccia politica e appartenenza. È la terza volta in città, ospite della Sartiglia, manifestazione che cita come simbolo di un’identità forte e riconoscibile nel Mediterraneo. Un legame personale, quello del nonno originario de La Maddalena, ma anche un legame politico, ora più esplicito: da Oristano parte il percorso isolano di Futuro Nazionale.

Per Vannacci non è solo una scelta logistica. La cornice è coerente con l’impianto del nuovo soggetto politico, nato dopo l’uscita dalla Lega e formalizzato da pochi giorni. L’assemblea costituente è prevista all’inizio dell’estate. «Una destra vera, orgogliosa, non slavata», scandisce il generale, parlando di coerenza e di una «spinta dal basso» che necessita di una offerta politica diversa. L’obiettivo dichiarato è restituire prospettiva ai giovani e «invertire un declino che ha ridotto opportunità e mobilità sociale rispetto alle generazioni precedenti».

Lo scorso anno, la sua presenza in via Duomo durante la Sartiglia non era passata inosservata: fischi e contestazioni avevano accompagnato l’arrivo dell’eurodeputato, in un clima acceso. «Ben vengano le polemiche, ma servono proposte», replica oggi, rivendicando la scelta di tornare.

Nel suo intervento, uno dei passaggi politici riguarda la questione energetica regionale. Vannacci si dice favorevole alla legge Pratobello come strumento per contrastare la speculazione, ma sottolinea che non è l’unica via: «Ci sono molti altri strumenti legali per fermare questo fenomeno e il primo è eleggere un nuovo governo regionale». Un riferimento diretto alla Giunta guidata da Alessandra Todde, accusata di non aver impedito un ricorso «eccessivo e deturpante» a impianti eolici e fotovoltaici a cui lui invece dice no con forza, contestando la speculazione. Sulle sue parole è arrivata immediata la replica del Movimento 5 Stelle Sardegna: «Vannacci lasci in pace la Sardegna e i sardi e continui a parlare di poltrone, cambi di casacca e revisionismi vari». Una polemica che riaccende il confronto, ma che nel comizio del Generale resta sullo sfondo rispetto all’impianto strategico più ampio.

La visione si allarga infatti oltre l’Isola. In un colloquio con l’Ansa, Vannacci ha sostenuto la necessità che l’Italia partecipi al Board of Peace su Gaza: «Se non sei al tavolo, sei nel menu». L’idea è evitare marginalità in un’area strategica del Mediterraneo. Critico verso il ruolo del Qatar e alcune scelte del governo Netanyahu, rivendica però la necessità di presenza e influenza.

Sul piano europeo, l’eurodeputato attacca il debito comune e la perdita di sovranità nazionale, contesta il piano da 800 miliardi per la difesa descrivendo l’investimento come inutile: «Sono armamenti senza esercito e senza uomini». Vannacci de nuncia un’Unione che avrebbe smarrito le radici cristiane e romane sin dal Trattato di Maastricht «in favore di un orientamento fluido e una visione confusa di una Europa eterogenea senza identità». Oristano, dunque, non solo tappa organizzativa ma cornice narrativa, tradizione e identità come leva politica, Mediterraneo come orizzonte strategico, Sardegna come banco di prova di una destra che punta a ridefinire linguaggio e perimetro.

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