Difesa del paesaggio: l’amministrazione del capoluogo può fare da apripista per l’attuazione del Piano Pratobello 2026

Cagliari, il freno all’assalto entra in Consiglio 

Mozione per adottare l’articolo 3 dello Statuto nel Piano urbanistico comunale 

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Cagliari rompe gli indugi. Sarà la prima città della Sardegna a lavorare per mettere in pratica il piano Pratobello 2026 illustrato venerdì scorso dall’ex parlamentare ed ex governatore Mauro Pili e che ha l’obiettivo di scongiurare in via definitiva l’attacco all’Isola da parte delle multinazionali delle rinnovabili. Come? Attraverso l’inserimento direttamente nei Piani urbanistici comunali dei riferimenti all’articolo 3, lettera f, dello Statuto – principio ispiratore della proposta di iniziativa popolare Pratobello 24 – che prevede competenza legislativa esclusiva della Regione in materia di edilizia e urbanistica, e al regolamento europeo sul ripristino della natura in vigore da agosto 2024 e che gli Stati membri hanno l’obbligo di recepire entro l’1 settembre di quest’anno.

La mozione

La città più importante dell’Isola ha fatto un passo avanti decisivo. Ieri è stata presentata (e protocollata) la mozione che recepisce il Piano illustrato di Pili. Primo dei nove firmatari, il consigliere di Sardegna al Centro 20Venti, Marcello Corrias (Misto). Il testo è uno schema di deliberazione del Consiglio comunale, e per questo può essere fatto proprio da tutti gli altri centri dell’Isola. Cosa dovranno decidere i Comuni per attuare la Pratobello 2026? Intanto di «riaffermare il valore giuridico e istituzionale dell’articolo 3, comma 1, lettera f dello Statuto speciale quale fondamento del potere di governo del territorio esercitato attraverso la pianificazione urbanistica. In secondo luogo di riconoscere il Regolamento Ue sul ripristino della natura «quale quadro normativo direttamente applicabile e rilevante ai fini della pianificazione territoriale comunale». Terzo, «di assumere quale indirizzo politico-amministrativo l’avvio di attività istruttorie finalizzate all’adeguamento del Puc attraverso eventuali varianti orientate alla tutela e al ripristino degli ecosistemi, alla prevenzione delle trasformazioni irreversibili del paesaggio, alla salvaguardia delle biodiversità e del suolo». Quarto, di richiedere alla Regione l’attivazione di misure di sostegno finanziario e tecnico finalizzate alla revisione del Puc in coerenza col nuovo quadro normativo europeo di riferimento.

Città Metropolitana

In realtà a sposare il Piano è già il capoluogo ma non solo: la mozione è stata protocollata anche nella Città metropolitana di Cagliari a cui fanno capo settanta Comuni. Dettaglio non da poco, considerato che questo territorio così ampio comprende varie aree che fanno gola agli speculatori delle rinnovabili.

«Cagliari deve essere apripista perché, essendo Città metropolitana, deve poter tutelare patrimoni ambientali, paesaggistici e storici di inestimabile valore», spiega Corrias, «essere in prima linea contro la devastazione del territorio. Vogliamo evitare che la Sardegna sia trasformata in un territorio industriale». Sul piano più tecnico, «i Comuni hanno le prerogative previste dalla legge per poter incidere sul ripristino ambientale a tutela del paesaggio urbano e costiero». La mozione è firmata anche da Roberto Mura (Misto), Ferdinando Sechi e Alessandra Zedda della Lega, Roberta Sulis ed Edoardo Tocco di Forza Italia, Raffaele Onnis e Massimiliano Piccoi dei Riformatori, Roberta Loi di FdI.

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