La città sotterranea.

Dentro il mistero di S’Avanzada 

Aperto al pubblico per la prima volta l’ipogeo accanto ai Giardini pubblici 

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Lungo la salita dei Giardini Pubblici ieri si è formata una coda inusuale: centinaia di persone erano in attesa del proprio turno per scendere sotto terra. Per la prima volta, infatti, la cava di S’Avanzada ha aperto le sue porte al pubblico, svelando un ambiente rimasto nascosto per secoli. L’occasione era “Sentieri nel buio. 50 anni di ricerca e divulgazione speleologica del Gruppo speleo archeologico Giovanni Spano”, iniziativa promossa con il patrocinio della Regione e del Comune per celebrare mezzo secolo di attività dell’associazione. L’apertura straordinaria della cava, accessibile da via Ubaldo Badas, ha segnato un momento storico: mai prima d’ora questo sito ipogeo artificiale era stato visitabile. Si tratta della più grande cava sotterranea di estrazione di materiale da costruzione presente in città.

L’ipotesi della chiesa

«I visitatori ne vedranno poco più della metà», racconta Diego Vacca, vicepresidente del Gruppo, «un lago blocca l’accesso agli altri ambienti, raggiungibili solo in immersione. Io l'ho fatta nell'89, quando ancora non ero speleosub. È stato abbastanza rocambolesco». Il sito conserva molti misteri. Si pensa che il suo utilizzo risalga almeno al XIII secolo, con l’arrivo dei Pisani e la costruzione della città fortificata. «Potrebbe essere stata utilizzata in epoche più antiche, anche in periodo romano», spiega Vacca, sottolineando come le tecniche di estrazione siano rimaste immutate fino all’introduzione della dinamite, rendendo difficile una datazione precisa. «Abbiamo iniziato le ricerche in Soprintendenza archeologica, ma non sono emerse tante informazioni», dice l’archeologa Annalisa Colombu. «La zona delle nicchie è molto misteriosa: si potrebbe pensare ad una chiesa sotterranea degli albori della cristianità, però non c’è nessuna fonte scritta che ci riporti questa storia». A restituire l’impatto diretto dell’esperienza è lo sguardo del socio più giovane. «C’è tanta umidità e ti gocciola l’acqua addosso», racconta Emanuele Costantino Porru. 19 anni, «ma ha dei paesaggi che valgono la pena».

Gli appuntamenti

Il programma prevede altre aperture straordinarie di siti ipogei artificiali: il Pozzo di San Pancrazio il 18 e 19 aprile e l’Acquedotto romano il 24 maggio. Dal 3 al 29 maggio sarà allestita una mostra fotografica dedicata alle esplorazioni del gruppo, arricchita da video e visori 3D per visitare virtualmente alcune cavità. Non mancheranno momenti di approfondimento scientifico, con un convegno sullo stato della speleologia sarda e le sue prospettive, e una serie di seminari fino a dicembre in collaborazione con l’Università e le scuole. Un’occasione unica per scoprire un patrimonio nascosto che è emerso dal buio solo per un giorno.

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