Monte Urpinu.

Cultura e incontri per valorizzare l’ex cava 

«Il nostro sogno è trasformare l’area abbandonata in un luogo di comunità» 

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Un luogo abbandonato che aspetta di rinascere. È l’ex cava “Dondina”, un’area nascosta dietro il parco di Monte Urpinu e che negli anni era diventata una discarica illegale e una “terra di nessuno”. Nel 2011 ci fu anche un incendio che fermò per anni i tentativi di recupero. «Il nostro sogno è trasformare l’area in un luogo di comunità, attraverso la rinaturalizzazione, la valorizzazione e la partecipazione», racconta l’associazione “Amici NaturalMente”, che nel 2020 ha ottenuto il comodato d’uso gratuito dai proprietari, con l’obiettivo di creare nell’ex cava una “Foresta di Cibo”.

Il progetto

Il piano dell’associazione consiste nel piantare alberi da frutta e piante aromatiche, meno esigenti in termini idrici. Nel corso degli anni ha organizzato varie attività culturali e sociali. «Vorremo renderla fruibile e più facilmente accessibile al pubblico», evidenzia Luca Santarossa, uno dei soci di “Amici NaturalMente”. «L’ex cava “Dondina” viene aperta regolarmente in occasione di Monumenti Aperti», aggiunge, «noi ci occupiamo di organizzare attività di educazione ambientale, attività artistiche, spettacoli teatrali e presentazione di libri». I programmi vanno avanti anche in autunno, tra incontri, passeggiate guidate e laboratori, come quello dedicato alla creazione di culurgiones ogliastrini.

La speranza

A lungo termine, però, il sogno è un altro: «Vorremmo che tutta l’area diventasse accessibile alla cittadinanza, magari anche con un collegamento ciclopedonale con il parco di Molentargius», spiega Santarossa.I terreni dell’ex cava sono attualmente di proprietà della famiglia Dondina. Nel secondo dopoguerra iniziò l’attività di prelievo di graniglia, utilizzata per realizzare le massicciate delle numerose strade ricostruite a Cagliari. La cava rimase attiva fino alla fine degli anni ’70 per diventare poi un’area marginale, trasformandosi nel tempo in una discarica illegale. I tentativi per recuperarla e valorizzarla vanno avanti: «Si tratta di un’area di un certo pregio, un polmone verde da sfruttare in mezzo al centro urbano», sottolinea Luca Santarossa, «è una fortuna che molte città non hanno, per questo vorremmo coinvolgere anche i residenti». Le idee non mancano: «Per andare avanti servirebbe forse la volontà politica, anche per risolvere l’intricata situazione proprietaria dell’area», conclude il socio di “Amici NaturalMente”.

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