«La Cossatzu-Tascusì è un vero disastro. Che fine hanno fatto le più basilari norme di sicurezza? La strada è una vera e propria trappola». A lanciare l’allarme Enrico Brignardello (70 anni) endocrinologo a Torino, reduce da un viaggio da incubo nella strada più alta dell’isola, da tempo in malora. E per cui si attende l’avvio dei cantieri da oltre 6 milioni voluti da Provincia e Regione. Nella serata di sabato, per lo specialista originario di Cagliari, l’amara sorpresa di rientro da una giornata trascorsa a Sadali con i parenti: «Il navigatore della mia auto - racconta il medico - mi ha suggerito di percorrere la strada di Cossatzu per raggiungere la mia casa di Capo Coda Cavallo. Mai avrei immaginato di trovarmi davanti uno scenario devastante sulla via per Tascusì».
E così dopo un viaggio proceduto nel migliore dei modi attraversando Seulo e Gadoni, la doccia gelata una volta raggiunta - a bordo della propria Peugeot 207 - la strada di montagna: «Mi sono fidato delle indicazioni fornite da Google Maps - dice Brignardello - e ho imboccato la via più breve verso Fonni».Ma è all’arrivo in località “Genna e Crobu” che lo sfortunato automobilista non crede ai propri occhi: «Senza che ci fosse alcun cartello di preavviso ho trovato davanti a me una pista rurale, colma di voragini e pantani», -aggiunge Brignardello che si sente comunque fortunato «nell’aver incontrato dei passanti» che gli hanno fornito «preziose indicazioni fino a guidarmi fuori dallo sterrato di 2 km e mezzo».
Il medico in pensione dà un messaggio chiaro: «Nell’attesa che partano i lavori, la Provincia dovrebbe segnalare i pericoli e invitare tutti a ripiegare su percorsi alternativi. È poi assurdo che Google indichi la strada come sicura sulle proprie mappe. Tutto ciò è vergognoso».
Sulle barricate anche Ninni Paba, titolare dell’Hotel Sa Muvara di Aritzo: «Sono anni che segnaliamo a Google di togliere la strada dai propri percorsi, ma niente è stato fatto».Per questo Paba lancia un appello alle istituzioni: «Dovrebbero fare qualcosa.Tantissimi turisti ci hanno chiamato disperati in piena notte, in balia del buio e delle buche. I cantieri devono partire subito».
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