San Benedetto.

«Così saremo costretti a chiudere» 

Perso almeno il 20% degli incassi. Intanto il costo dei lavori supera i 25 milioni  

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Tra via Tiziano e via Cocco Ortu si cammina con il naso all’insù. C’è chi fotografa ciò che resta del vecchio mercato di San Benedetto, chi si ferma all’angolo del marciapiede e osserva, malinconico, il vuoto lasciato dal gigante di cemento. Qui anche il tempo sembra essersi fermato. La frenesia del sabato mattina è un ricordo, così come le serrande alzate di tante botteghe. Da quando il mercato ha chiuso, il commercio della zona ha cambiato volto. «Se ci abbiamo perso?», rispondono all’unisono i negozianti. «Il danno economico è enorme». C’è chi parla di un calo degli incassi del 20 per cento, chi arriva al 50, chi teme di non riuscire a resistere fino alla riapertura e chi ha già chiuso l’attività.

La fotografia

I clienti abituali e i residenti restano, ma mancano le persone di passaggio e i turisti che prima affollavano le vie dopo aver fatto la spesa. «Chi veniva apposta per il prodotto continua ad arrivare – racconta Enrico Cherchi, ottico in via Cocco Ortu –, ma chi entrava di passaggio non si vede più». I turisti, invece, ci sono, ma spesso per la ragione sbagliata: «Arrivano convinti di trovare la storica struttura in mattoncini rossi. Restano spiazzati. Siamo diventati un info point: basterebbe anche solo un cartello che indichi la via per il nuovo mercato».

C’è chi prova a reinventarsi. Daniela e Stefano del Chicken Shop ad esempio hanno trasformato la rosticceria, passando dalla gastronomia a una nuova organizzazione del locale. Eppure non hanno perso la fiducia: «Crediamo che nel lungo termine ne trarremo tutti vantaggio». Diversa la prospettiva di Federica Matta, titolare di una profumeria, arrivata nel quartiere nel settembre 2024. «All’inizio ho avuto un boom di nuovi clienti, che passavano dopo aver fatto la spesa. Ora è tutto finito».

I tempi

A pesare è anche l’incertezza sui tempi. La riapertura, inizialmente annunciata per metà 2027, ora viene indicata nel 2028. «Sarà difficile sopravvivere in queste condizioni», è il timore condiviso da molti. Cristian De Amicis, edicolante, si dice pessimista: «I lavori veri e propri non sono ancora iniziati». E il sabato, un tempo tra le giornate più redditizie, è diventato oggi «una giornata morta». «Forse il guadagno è calato fino al 50 per cento. Dobbiamo avere pazienza e provare a resistere».

Ma la pazienza si consuma insieme agli incassi. «È stato devastante: pochi clienti, polvere ovunque, rumore incessante. Vedere il mercato buttato giù all’improvviso è stato un colpo al cuore», raccontano alcuni operatori in via Tiziano. Giusy Gorini, di Dolce Casa parla di una «mancanza di rispetto alla cittadinanza». A ferirla è soprattutto la mancanza di informazioni: «Non sappiamo niente di cosa ne sarà del nostro futuro – dice immersa tra stoffe e coperte –. Ci sentiamo presi in giro, non veniamo coinvolti. Come si può programmare un’attività commerciale senza sapere cosa succederà tra pochi mesi?».Poi c’è chi guarda alle nuove generazioni, come Isabella Gallus, di Virdis Calzature: «La paura è che, con questi continui rinvii, non riusciremo a restare in piedi. La preoccupazione è per i nostri figli che prenderanno in mano l’attività». E avverte: «Manca il commercio, manca la bottega, le luci delle vetrine. Questo quartiere sta morendo». Per questo chiede che il mercato venga ricostruito al più presto e che siano garantiti i parcheggi: «Le persone devono poter venire e vivere il quartiere».

Il conto

Intanto, mentre i commercianti cercano di resistere, cresce anche il conto della ricostruzione e la data in rosso sul calendario si sposta sempre più lontano. Come denunciato dal consigliere comunale Giuseppe Farris, l’importo dell’appalto per progettazione e lavori è passato da 20,77 a 25,02 milioni di euro, con un aumento di oltre 4,2 milioni. «Non è una questione secondaria – dice –: parliamo di milioni di euro di risorse pubbliche». A questo si aggiungono ulteriori risorse per il mercato provvisorio di piazza Nazzari. E mentre i costi lievitano e la riapertura slitta al 2028, per chi tiene ancora alzata la serranda la domanda resta la stessa: quanto a lungo si potrà resistere?

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