Il progetto c’è, la volontà anche. E le associazioni di categoria sono pronte a fare squadra per riportare in vita la Fiera campionaria della Sardegna. L’obiettivo è restituire al quartiere fieristico di viale Diaz un’identità e una funzione strategica per l’economia dell’Isola, con lo sguardo rivolto al Mediterraneo. Non un’operazione nostalgia, ma una manifestazione capace di attrarre imprese, operatori e visitatori anche da fuori Sardegna.
Il team
Coldiretti, Confcommercio, Casartigiani, Confindustria, Confartigianato e Confesercenti: tante le associazioni coinvolte nel percorso per costruire una proposta concreta e sostenibile. Dopo anni di ipotesi e annunci, la sfida è trasformare le potenzialità di un’area enorme in un’occasione di sviluppo. Perché, se da una parte la Fiera è riuscita a restare attiva in questi anni attraverso eventi e manifestazioni, non è più stata in grado di esprimere appieno il suo potenziale.
Il suo valore, spiega Emanuele Frongia, presidente di Fipe Confcommercio, sta anche nella capacità di accendere i riflettori sull’intera Isola. «Se la Fiera funzionasse, si creerebbe un bacino di attenzione capace di allargarsi ben oltre il territorio cagliaritano». Un’opportunità di sviluppo per la città, ma anche per ricostruire relazioni in un’economia sempre più digitale. «Dobbiamo riscoprire quanto siano importanti il rapporto umano e la fiducia con l’esercente. Non può esserci commercio senza luoghi fisici che sostengano gli scambi».
Il format
Per ripartire, però, non basterà riproporre la Campionaria di un tempo, «va bene credere nel ritorno del Primo maggio – dice – ma dobbiamo che direzione dare all’evento», avverte Frongia. Servono un format nuovo, esperienze capaci di coinvolgere il pubblico e una scelta politica: «Basta guardare al modello cinese, leader nell’esportazione ed esempio nelle sue fiere di settore. Mancano solo le risorse».
Anche Giorgio Demurtas, presidente di Coldiretti Cagliari, guarda a una manifestazione rinnovata, aperta non solo all’agroalimentare, ma anche alla tecnologia e alla nautica. «Sono cambiati il modo di informarsi e di acquistare: non possiamo riproporre la Campionaria di trent’anni fa, è giusto che torni in una veste rinnovata, e che lo faccia al più presto». Per farlo occorre ripensare anche gli spazi. «Nel 2019 il progetto da 80 milioni aveva alimentato tante aspettative. Oggi bisogna riprendere quel dossier e adattarlo alle nuove esigenze». Nell’attesa, si potrebbe ripartire dai padiglioni agibili e dare visibilità alle eccellenze sarde, «che dobbiamo imparare a valorizzare prima di tutto a casa nostra», sottolinea.
La responsabilità
Sulla specializzazione insiste anche Pier Paolo Spada, segretario di Confartigianato Sud Sardegna. «Per l’artigianato – dice – non basta esporre manufatti, bisogna raccontare il sapere, le tecniche e le mani esperte che li realizzano». La stessa formula potrebbe essere estesa alle eccellenze agroalimentari, aprendosi a buyer e operatori internazionali. «La Fiera può diventare una piazza di incontro e di affari, capace di mettere in rete le produzioni sarde e aprire opportunità nel mercato mediterraneo».
Per Spada, il quartiere fieristico è però una risorsa che porta con sé una missione precisa. «La città, in quanto capoluogo, ha una responsabilità verso tutto il tessuto economico e sociale dell’Isola». La Fiera, secondo il segretario, è una delle manifestazioni attraverso cui «può dare una risposta a tale responsabilità». Ma un progetto di questa portata non può essere affidato alle sole associazioni o a un singolo ente: «Se si vuole fare qualcosa di grande, che funzioni e duri nel tempo, non può mancare la Regione».
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