Ciclismo.

Cireddu, un venerdì da leoni 

Il sanvitese all’attacco per 109 km al Giro della Sardegna 

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Avere un sogno e realizzarlo, con tutto ciò che comporta in termini di impegno, determinazione, ostinazione. Ignazio Cireddu ieri l’ha fatto e dice: «Questo mi ripaga di tutto». Nella terza tappa del Giro di Sardegna, da Cagliari a Tortolì, che per lui è anche il terzo giorno di corsa da professionista, aveva deciso che avrebbe attaccato: voleva transitare con i primi davanti ai suoi tifosi, a San Vito e c’è riuscito. In qualche modo, è lui, unico sardo al Giro, il vincitore della tappa di ieri. Un’avventura inebriante, in diretta tv.

L’attacco

La frazione è partita sotto la scalinata di Bonaria dove, assieme a Fabio Aru, Gianni Bugno e Claudio Chiappucci, anche Alberto Loddo ha ricevuto applausi. Cireddu, maglia giallo-fucsia della Vorarlberg, dopo due giorni in cui aveva accumulato oltre 40 minuti di ritardo, si è lasciato scappare: «Oggi mi gioco tutto». E ci ha provato sino dall’avvio: «Al Poetto in tanti hanno provato. Io sono partito in salita, a Geremeas e sono rimasto solo sino alla salita verso Cala Pira. Poi ha aspettato rinforzi: «Sapevo che dietro c’era Ivan e aveva 1'30”. L’ho aspettato e siamo andati di comune accordo». Ivan è Taccone (nipote del leggendario Vito), suo compagno di squadra all’AreaZero lo scorso anno, l’accordo è stato semplice, mentre il gruppo lasciava fare: «Ci siamo divisi il lavoro e i gpm di comune accordo». Dopo quello di Genna Cresia, a 25 km dalla fine, il gruppo è piombato su di loro. «Ma in discesa sono riuscito a restare nelle prime posizioni», racconta. «Ero un po’ al gancio nei tratti in salita, ma in pianura si stava bene a ruota»: ha chiuso in gruppo, stesso tempo del vincitore.

Le emozioni

«È la giornata più bella della carriera, sono contento», dice. «È un evento unico: passare vicino al paese, c’era tanta gente che mi conosce, che chiamava il mio nome». Una piccola svolta: «Mi dà grande motivazione, ma non cambia niente. So che anche nella prossima tappa avrà le stesse gambe, non mi sarà trasformato. Ma se per le gambe non vale niente, per la testa vale tutto». E precisa: «Il fatto di passare vicino a casa è stato input, ma, essendoci la diretta tv, ci avrei provato comunque. Ci pensavo da quando è uscito il percorso». E adesso: ntanto portiamo la bici all’arrivo a Nuoro. Le gambe erano finite ma spero che il sonno rimetta tutto a posto». La Arbatax-Nuoro di oggi probabilmente deciderà la corsa e Cireddu non vuole mollare: Una dedica? i fanno per le vittorie, ma è un modo per dire grazie a mio padre Roberto, alla mia famiglia, alla la mia squadra che mi ha dato un’occasione e chi ha tifato per me oggi».

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