Una protesi d’anca personalizzata, progettata su misura e realizzata con la stampa 3D. La chirurgia del futuro è già a Cagliari. Nel reparto di Ortopedia e Traumatologia del Brotzu, per essere precisi. Qui l’équipe guidata da Giuseppe Dessì («con il primo intervento di questo tipo in Sardegna», dice l’Arnas), ha restituito la mobilità a un paziente di 63 anni con una storia clinica complessa. Il primo intervento al quale si era sottoposto, in Francia, risale al 1985. Ma solo dopo 41 anni – e un’operazione di revisione, nel 2000, che non aveva funzionato – è arrivata la vera svolta. Con l’ingresso in sala operatoria al San Michele lo scorso 6 giugno. La notizia viene divulgata solo in queste ore: in ospedale volevano essere sicuri che tutto fosse andato per il meglio.
Il problema
«Con il trascorrere degli anni, il progressivo allentamento dell'impianto per mobilizzazione asettica aveva determinato una gravissima perdita di sostanza ossea del bacino, fino a provocare un importante difetto acetabolare», fanno sapere dall’Arnas. Tradotto: non solo la parte superiore del vecchio impianto si era rovinata, ma aveva anche danneggiato la parte buona dell’osso. «Una condizione che rendeva inutilizzabili le tradizionali protesi di revisione disponibili in commercio e imponeva una soluzione completamente personalizzata».
Lo studio
Dopo un approfondito studio clinico e radiologico, Dessì e la sua équipe hanno pianificato un intervento altamente specialistico, basato sulla progettazione di un impianto acetabolare “Custom Made”, quindi su misura, sviluppato esclusivamente sulle caratteristiche anatomiche del paziente. L’intervento è consistito nella rimozione della vecchia protesi, per passare alla successiva ricostruzione del grave difetto osseo mediante un innesto e nel successivo impianto della componente personalizzata. E l’anca ha così iniziato a ruotare con naturalezza. La pianificazione è stata supportata anche dalla realizzazione di un modello tridimensionale in scala reale del bacino e dell'impianto, utilizzato per simulare preventivamente l'intervento e definire con precisione il posizionamento delle viti di fissaggio.
L'intervento è andato liscio e dopo la riabilitazione il paziente è tornato a svolgere autonomamente le normali attività quotidiane, che gli erano diventate impossibili.
La tecnologia 3D
«La tecnologia del 3D Printing sta consolidando il proprio ruolo nella chirurgia ortopedica e consente di affrontare situazioni cliniche che fino a pochi anni fa presentavano difficoltà tecniche enormi», commenta il direttore della struttura, Giuseppe Dessì. Che aggiunge: «Questo caso dimostra come oggi sia possibile gestire livelli di complessità estremamente elevati grazie alla crescita delle competenze professionali e alla stretta collaborazione multidisciplinare». Soddisfatto anche il direttore generale dell’Arnas, Maurizio Marcias: «Alla luce del risultato possiamo dire che oggi un paziente sardo, anche di fronte a un caso estremamente difficile, può trovare anche nella propria regione competenze, professionalità e tecnologie capaci di offrire risposte che fino a pochi anni fa avrebbero richiesto il trasferimento in centri nazionali o internazionali». ( )
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