Dove prima c’era degrado, abbandono e silenzio, ora c’è pulizia e il vociare di chi si allena e si diverte. «Non vogliamo essere paragonati all’affidamento di Farcana, e da noi non c’è nemmeno l’ombra di “amichettismo” politico». Parole forti, dette pubblicamente, e non scontate. Da una parte il Comune paga manutenzioni ordinarie per il ripristino delle condizioni di un impianto, con i soldi di tutti, e chi gestisce mette in tasca i guadagni. Dall’altra, chi usa la struttura con paletti rigidissimi (possono entrare solo tesserati e non è ammesso chi è moroso col Comune), si fa carico di tutto: pulizie straordinarie, tinteggiature, rattoppi. Walter Serra e Franco Carotti, soci dirigenti dell’Asd Bocciofila Nuorese, mettono le mani avanti. Non ci stanno ad essere nemmeno affiancati alla polemica nata dall’affidamento, discusso, dell’impianto natatorio dell’Ortobene.
La società
«Da noi non c’è amichettismo politico». Dall’aprile del 2025, la Bocciofila Nuorese ha in affido temporaneo il bocciodromo di viale Sardegna. Lo ha chiesto al Comune come società, nata nel 2024 «per riportare le bocce a Nuoro», perché la struttura era chiusa dal 2017 e poteva essere utilizzata. «I lavori riguardano solo l’esterno e la zona del bar, non le corsie e gli spogliatoi» spiegano Serra e Carotti che hanno deciso di spiegare i dettagli dopo la notizia che, anche i bocciodromi cittadini, di viale Sardegna e di via Lombardia, potrebbero essere affidati con una procedura simile a quella che nelle ultime settimane ha fatto scoppiare la polemica politica sull’impianto dell’Ortobene, cioè con l’articolo 5 del decreto legislativo 38.
Slalom tra i paletti
Una procedura che prevede la possibilità di affidamento diretto su proposta, ma che impone nessuna sovvenzione pubblica e i miglioramenti di riqualificazione a carico di chi ottiene l’impianto sportivo pubblico. Serra e Carotti spiegano l’enorme differenza tra Farcana e loro: «Gli unici fondi che abbiamo mai visto sono quelli della Federazione bocce, per le gare. È vero abbiamo chiesto un affido temporaneo al Comune, riaprendo una struttura e dando uno spazio di socialità alla città, - dicono - ma perché l’impianto era chiuso dal 2017, e noi eravamo costretti ad allenarci a Sarule oppure a Simaxis. Abbiamo fatto tanti lavori, l’impianto era in condizioni disastrate. Infiltrazioni, rifiuti nelle parti esterne, rimosso perlinato e tanta mondezza. La convenzione di affidamento dell’aprile 2025 alla società che si deve accollare spese di manutenzione ordinaria («ma abbiamo fatto anche qualche lavoro straordinario») può far entrare solo i tesserati, e nemmeno tutti. Vietato accedere a chi è moroso. Ma la differenza è nella proposta: «Noi chiediamo un affido di cinque anni ma col pagamento di un canone come tutti gli altri impianti sportivi cittadini - spiegano - con miglioramenti delle corsie, lavori di abbattimento delle barriere, l’omologazione. Non ci interessa certo il bar, ma fare sport. Qui nel 95 ci furono i mondiali».
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