In città di nuovo cremazioni nel caos. Con lo stop al vecchio forno arrivato negli scorsi giorni, i disagi tornano a farsi sentire: feretri dirottati a Olbia, costi in aumento per le famiglie e l’impossibilità, per molti, di accompagnare i propri cari nell’ultimo saluto. Intanto l’inaugurazione del secondo forno continua a farsi attendere. Ancora un guasto allo scambiatore di calore: il secondo in un mese, l’ennesimo se si considera la lunga – e ormai vacillante – vita del forno crematorio di San Michele. Una situazione paradossale: il crematorio cagliaritano assorbe circa il 70 per cento delle richieste di tutta l’Isola ed è l’unico punto di riferimento per il Sud Sardegna. Una domanda in costante crescita – confermano le onoranze funebri del territorio – a cui i continui guasti e disservizi non riescono più a far fronte.
Le spese
Oltre al danno anche la beffa. Non essendoci alternative nelle vicinanze, tutte le persone decedute in città dovranno essere trasportate a Olbia e pagare le tariffe locali, oltre al diritto fisso previsto per i non residenti nel Comune gallurese. Il conto supera così gli 800 euro, contro i 460 richiesti normalmente ai residenti nel capoluogo.
Per venire incontro a famiglie e onoranze funebri, la società Altair Funeral – appaltatrice delle strutture crematorie dell’Isola – ha garantito la possibilità di effettuare il trasporto con successiva riconsegna delle urne a Cagliari al costo di 35 euro. L’attesa, però, potrebbe essere lunga: al termine delle ultime cremazioni in programma oggi il forno verrà spento definitivamente fino all’arrivo del pezzo di ricambio che, spiegano dalla società, potrebbe richiedere circa venti giorni.
«Una situazione incredibile – commenta Mariano Ligas, dell’agenzia funebre Don Bosco –. Giovedì mattina sono partito alle 3.30 per arrivare a Sassari e recuperare un’urna in tempo, così da permettere ai familiari di tumulare il proprio caro entro la mattinata».
Ma i viaggi su e giù per l’Isola sono ormai all’ordine del giorno. «Dopo il guasto dello scorso febbraio – aggiunge Ligas – il forno era stato riparato in maniera provvisoria e reso accessibile solo ai residenti o ai deceduti a Cagliari. Per tutti gli altri, anche solo da Monserrato o Quartu, abbiamo dovuto continuare a spostarci verso gli altri forni. Oltre ai costi, resta il dolore di chi non ha potuto accompagnare il feretro nell’ultimo viaggio, dall’altra parte dell’Isola».
Un’unica soluzione
Ad alimentare i malumori in città c’è anche il ritardo nell’attivazione del secondo forno. Già installato e pronto all’avvio, manca solo l’ultima firma per l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera. Dagli uffici della Città metropolitana arriva però un primo spiraglio: il documento sarebbe stato firmato e inviato al Comune proprio ieri mattina.
A sollecitare l’attivazione anche il consigliere Edoardo Tocco (Fi): «Una situazione di necessità che dura da troppo tempo. A pagarne le conseguenze sono le famiglie dei defunti, non solo economicamente ma soprattutto sul piano emotivo. In un momento così delicato come l’ultimo saluto ai propri congiunti, il Comune deve essere in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini».
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