Le lezioni.

All’Università di Aristan Il rettore Filippo Martinez: «Un viaggio intellettuale» 

Il primo appuntamento è dedicato alla figura dell’imprenditore Nichi Grauso 

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Un percorso accademico che invita a mettere in discussione le certezze più radicate, a partire da ciò che definiamo “realtà”. Prende il via venerdì alle 19, nell’aula magna del Seminario Arcivescovile di via Cogoni a Cagliari, il programma accademico 2026 dell’Università di Aristan, presentato ieri mattina al Teatro Houdini. Un ciclo di otto lezioni che si preannuncia denso di spunti filosofici e riflessioni fuori dagli schemi, capace di intrecciare pensiero critico e visioni alternative dell’esistenza. Al centro del percorso due grandi temi, profondamente connessi tra loro: da un lato la messa in discussione di una realtà percepita come ormai obsoleta, dall’altro la provocatoria rilettura del concetto di “fine”, che rifiuta le definizioni tradizionali di morte e scomparsa per aprire nuovi orizzonti interpretativi. Un viaggio intellettuale che promette di stimolare interrogativi e ridefinire linguaggi.

Il programma

A raccontare anima e visione del progetto è stato il rettore Filippo Martinez, che ha tracciato con parole nette la rotta di questa nuova edizione: «Saranno otto lezioni, affiancate anche da eventi collaterali. Quest’anno abbiamo scelto un filo conduttore unico: il concetto di morte che, al di là delle questioni religiose, per noi non esiste. Quando attraversiamo questo pianeta lasciamo tracce che continuano a vivere». Un’idea forte, quasi provocatoria, che diventa il cuore dell’intero programma. Le lezioni si muoveranno proprio lungo questa linea, trasformandosi in un racconto corale di vite che in Sardegna hanno lasciato segni indelebili. Dal visionario Nichi Grauso allo scrittore Nino Nonnis, dal giornalista Antonello Lai – per tutti tziu Lai – fino alla figura intensa e contemporanea di Michela Murgia. Un viaggio tra persone e personaggi che diventa anche occasione per allargare lo sguardo: spazio a riflessioni su tempo, realtà e amore, ma anche su storia, storie e “storielline”, in un mix dinamico e accessibile, arricchito dalla presenza di docenti d’eccezione, tra cui Gianni Giugnini, Alfredo Barrago, Franco Paoletti, Benito Urgu, Alessandra Addari e Renzo Cugis.

Il visionario

Ad aprire l’anno accademico, venerdì sera, sarà una lezione dedicata a una delle figure più rivoluzionarie dell’imprenditoria e della comunicazione in Sardegna: Nichi Grauso. Visionario nel senso più autentico del termine, capace di anticipare i tempi e riscrivere le regole, Grauso è stato il fondatore di Radiolina e Videolina e, nel maggio del 1985, l’uomo che acquistò L’Unione Sarda. Una figura diventata nel tempo quasi leggendaria, che verrà raccontata attraverso le testimonianze di chi lo ha conosciuto da vicino. Tra questi anche l’attuale editore Sergio Zuncheddu e lo storico pubblicitario di Grauso, Gianni Giugnini, che ne ha restituito un ritratto vivido e personale:«Sono tante le persone che potrebbero parlare di lui. Io ho avuto la fortuna di essere il suo pubblicitario per oltre trent’anni. Nichi organizzava le sue imprese in modo molto particolare: si innamorava di quello che faceva, ci pensava ventiquattro ore al giorno». Un racconto che diventa narrazione di un approccio unico al fare impresa: «Era un esploratore, di quelli che prendono la barca e si spingono al largo. Poi chi ci ha creduto è salito a bordo, ed è anche questo uno dei motivi della sua forte polarizzazione. Lui provava a disegnare qualcosa che ancora non esisteva, e lo ha fatto davvero: Radiolina è nata in un momento in cui una radio privata sembrava impossibile».

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